giovedì 26 novembre 2015

ANGELA....E ANGELA

Tutto era perfetto, come ogni sera. Il fuoco bruciava piano, e proiettava le sue ombre lontano. Gli alberi facevano corona alle sue spalle, ed il fuoco era tra lei e la strada. Così poteva pensare di essere in una casa. Magari in un bel salotto, il salotto della casa che aveva abitato da bambina.

Era presto, nella strada non passava ancora nessuno. Si strinse nei suoi pochi vestiti. Mentre aspettava, le piaceva pensare. Sognare, forse no. Magari ricordare, ecco.
Perdere il suo sguardo nelle fiamme, e pensare.

Alzo' lo sguardo più' per abitudine, che per una necessità. C'era una presenza. Incontro' gli occhi chiari e sorridenti di una bambina

Poteva avere dieci anni, portava un cappottino rosso ed alti stivali, una fascia bianca le cingeva la fronte, accomodata con cura sotto i capelli, lunghi biondi e riccioluti.

"Ciao"- disse la bimba in quel momento - "vorrei stare qui per un poco, per favore"

Non le chiese chi fosse, o cosa facesse li, a quell'ora di notte. Stava per farlo, ma poi penso' che non erano affari suoi

- "Vorrei restare qui un poco, se non disturbo"-  ripeté la bambina - "per favore"  Allora le rispose, infastidita da quella voce che disturbava il corso dei suoi pensieri : -" Va bene" 
- "Fa freddo questa sera, vero?" - Riprese la bambina in tono compito, dopo avere accomodato il cappotto in modo non si gualcisse, mentre sedeva su di una pietra  -"per fortuna qui c'è un bel fuoco"  - Angela continuo' a non rispondere mentre rimestava tra le braci con un bastone - "lo hai acceso tu? " - insistette la bambina - "Si" - rispose Angela brevemente, guardandola per un fuggevole attimo. - "Lo vedevo spesso dalla mia casa" continuo' la bimba "- io abito in fondo al viale........ Anzi, ci abitavo. Stasera scappo da casa" annuncio' con voce fiera.-  "E dove andrai?" - Le chiese Angela, strappandosi alla propria apatia  -"in giro per il mondo! Diventerò una modella... E forse una attrice famosa!" - Rispose la bambina con un moto di orgoglio - "bene, non sei arrivata molto lontano, per incominciare" - le disse Angela - "il fatto è che è così buio... Non c'è nessuno.... Ma tu qui non hai paura ?" - chiese la bimba con voce più' incerta

Angela sembrava guardare lontano e pensare, poi rispose - "no, non ho paura. Non più'" - la ragazzina chiese ancora - "non hai paura che venga .... qualche lupo?" -  " Ne vengono tanti, sempre. Non mi fanno paura" -  " sei amica dei lupi?" -  "No, non sono amica dei lupi" rispose lentamente Angela, senza aggiungere altre spiegazioni. La ragazzina si strinse nelle braccia e comincio' a guardarsi intorno - "mi prendi in giro, vero? Qui non ce ne sono lupi, vero?"-  Angela non rispose, guardava il fuoco - "di', non è vero?" - Angela rispose senza guardarla , gli occhi fissi al fuoco - " ci sono cose peggiori dei lupi delle fiabe, bambina. Ci sono lupi che portano i pantaloni e la cravatta, che guidano una macchina bella come quella del tuo papà, che parlano e ridono. Mangiano e bevono, lavorano guidano e ridono. E poi vengono qui." - Angela rimase in silenzio - "qui?" - Chiese con ansia la bambina -  "qui dove? Proprio qui?"- Angela non rispose  -" oh, ti prego, perché proprio qui?" - Angela si scosse a fatica dai propri pensieri -  - "perché qui ci sono io. Oppure qualcun altra come me" -  "come te? Ma tu sei una strega?"  -Angela sembro' pensare un momento -  "forse. In un certo senso. Loro sembrano pensarlo" -  "loro i lupi?" - "Si" - la bambina teneva gli occhi spalancati "e cosa ti dicono?" -  "niente, non dicono mai niente"  - "insomma io non ci capisco niente, come fai a sapere cosa pensano se non te lo dicono?" Angela non rispose " io credo che tu mi prenda in giro " disse ancora la bambina con voce più' sostenuta .  Silenzio. Poi la bimba riprese -" che bei vestiti che hai. Andrai a ballare stasera?" Angela guardo' il top dorato che cominciava a mostrare le corde , la minigonna, le calze a rete smagliate "no" - " la mia mamma si veste così quando va a ballare. Il mio papà dice che sembra una puttana. . Tu lo sai cosa è una puttana? " - "si" "cosa è una puttana?"

In quel momento una vettura si fermo' davanti a loro. Era una macchina grossa e luccicante "una macchina di lusso" penso' la bambina . Nessuno scese, solamente si apri' un finestrino, ed una voce roca e volgare disse, con accento strascicato "Angela, che c'è, non abbiamo voglia di lavorare stasera? Chi è la tua amica? Ti porti le amichette al lavoro adesso?" Angela guardava la macchina, adesso , ed i suoi occhi erano diversi e spaventati "che c'è, nemmeno rispondi adesso?" "Si, si,  rispondo, ... Non è venuto ancora nessuno" " a no eh? E chi mi dice che invece stasera batti la fiacca?" La portiera si apri' e ne usci' un uomo basso e grasso . Cerco ' senza grande successo di tirare su la cinta dei pantaloni, e molleggiandosi sulle corte gambe si avvicino " e chi abbiamo qua, eh?" Quando fu nel cerchio del fuoco "ehi, ma tu sei una principessa, che fai qua? Come ti chiami eh?" La bambina rispose con un filo di voce "Angela" la donna sobbalzo nel sentire il proprio nome " Angela eh? Pure tu? Che è, uno scherzo? Alzati, fatti guardare" disse poi prendendo la bimba per mano . " Minchia, ma quanto sei carina, che ci fai tutta sola? Scappi da casa eh?" La bimba annui' lievemente "e brava!! Vuoi fare l'attrice vero, vuoi fare la modella? Rispondi la vuoi fare la modella? Una bella ragazza come te, ma sicuro che vuoi fare la modella" la bambina non rispose. "Bene principessa, sei proprio fortunata, hai trovato il tipo giusto. Io faccio appunto il manager, che fortuna che hai avuto. Vero Angela che ha avuto fortuna? Diglielo, che ha avuto fortuna glielo vuoi dire? " La donna rimase muta "non farci caso piccola, questa nemmeno sa dov'è, si è fumata il cervello. Dai, sali in macchina, ti do io un passaggio. Anzi, lo sai che facciamo? Ti presento degli amici miei. Vedrai, tutta gente speciale. Ti faremo diventare una modella. Non vuoi diventare una modella? Preferisci attrice? Occhei  allora, attrice.... Una bella ragazza come te. Dai sali in macchina. Sali in macchina ho detto!!" - la ragazzina guardo' Angela con aria smarrita, mentre saliva. Ma la donna non poteva aiutarla, aveva gli occhi perduti nel fuoco. "Vedrai piccola, faremo grandi cose noi due insieme, grandi cose. Quanto a te , angioletto, tu non hai visto niente stasera, capito? Niente . Toh, fatti un paio di buchi ci vediamo domani. E metti su un altro copertone, che il fuoco sta morendo. 'Ste troie, voglia di fare proprio una minchia. Tutto io devo fare" chiuse la portiera sul cappotto della piccola Angela, risali' e parti' sgommando . Dal finestrino aperto cadde l'ultima frase intelligibile "quà, principessa. La vuoi la gomma americana??......" 
La donna si riscosse. Raccolse la cartina argentata che l'uomo aveva lasciato cadere. Trasse dalla minuscola borsa un cucchiaino, ed altre cose...........

La luce blu e rossa era stridente nell'alba livida. Uomini in divisa e altri in camice bianco, un uomo alto e giovane, dall'aria stanca e annoiata, appoggiato con il gomito ad una macchina bassa con troppe luci sul tetto, parla dentro ad un microfono " no, niente commissario. Solo una battona che si è fatto l'ultimo buco. La Angela, commissario, se la ricorda? Si, quella. No, morta stecchita, già da qualche ora. Bene commissario, appena finisce la morgue andiamo a casa di quelli della bambina scomparsa. Va bene, commissario, passo e chiudo.""
Passo
E chiudo.

Fine

domenica 15 novembre 2015

NUDY

Malinconie  d'autunno. 
Oppure soltanto un brivido, lieve,  di solitudine. 
La melodia di una musica, un suono un odore. Un giorno di pioggia....
riflessi di una indefinibile dolce nostalgia. 
Momenti nei quali un momento incompiuto della nostra vita, per un istante, riappare.
Momenti del rimpianto. 
Le cose che non abbiamo fatto, le parole che non abbiamo detto.
Gli amori mai nati.

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Se Nudy  fosse veramente cosi' bella, come io ora la ricordo,  non lo saprei dire. Di lei mi tornano alla mente sopratutto i capelli castani, lunghissimi folti ed ondulati, una massa che contrastava con i lineamenti delicati del viso sottile .  Ho una immagine di lei, quasi una fotografia fissata nella mente per sempre.   Era notte, la fine di una serata passato alla spiaggia con gli amici a chiacchierare. Lei era seduta a terra, cone le gambe incrociate e  la schiena naturalmente eretta , il maglione troppo grande , le mani in grembo. La sua espressione era seria ed assorta mentre ascoltava le persone intorno a lei che parlavano, ed i suoi capelli, che incorniciavano il viso piccolo e delicato, sfioravano la sabbia. Sembrava una piccola dea della saggezza, e i ragazzi intorno a lei davano l'impressione di volere attingere a questa saggezza. Era un momento magico di un sabato notte, d'estate, vicino al mare, e questa forse l'ultima immagine che ho di lei, serena e felice. 

Cosi' era il suo mondo.

Nudy era un soprannome, naturalmente, del quale non conosco l'origine. Lei  era snella e sottile, con un seno piccolo, da adolescente e del resto, aveva diciassette anni quando la conobbi. Le piacevano le compagnie numerose, le canzoni  intorno al fuoco. I suoi amici, capelli lunghi, giubbotti di cuoio, la trattavano come un fiore delicato, forse perchè lei aveva sempre il sorriso sulle labbra, e rideva volentieri,  ma possedeva anche una saggezza adulta, quasi materna. 

Lavorava quell'estate in una paninoteca del centro, che era il ritrovo dei giovani di tutto il circondario. Mi incantava vederla dietro il bancone muoversi leggera, quasi danzando, sempre sorridente e gentile.

Ho perduto il conto  delle serate  passate a quel bancone, con una birra in mano a guardarla ammaliato, ma sebbene non mi fossero mancate le occasioni per corteggiarla, fu il coraggio a mancarmi nel momento giusto. 

Cosi' l'estate fini', lei ricomincio' la scuola, e si trovo' un fidanzato. 

Ebbi occasione di rivederla molte volte, in seguito, perchè lei continuava a preferire le compagnie numerose, e capitava anche nelle compagnie che frequentavo io,, questa volta con il fidanzato al seguito. Era sempre solare e allegra, e quasi non mi dispiaceva che le cose fossero andate cosi, tra noi, perchè con questo ragazzo sembrava veramente felice.

Di lei mi rimanevano i ricordi di qualche batticuore, e tanto affetto. 

Poi un giorno, quando aveva diciannove anni, lei comincio' a morire.

Fu ad una festa di fine scuola. Si senti' male d'improvviso, mentre era con gli amici, fu trasportata all'ospedale.

La operarono subito, d'urgenza, un angioma al cervello.Le tagliarono subito, e per sempre, i suoi lunghi capelli.

Andai all'ospedale, a trovarla, qualche giorno dopo. Mi accolse con il suo solito sorriso ed un allegro saluto. Mi chiamava, affettuosamente, "Mister", "ciao, Mister!" 

Rideva come sempre. La sua povera testa somigliava ad una palla da base ball: era tutta piena di cuciture.

E lei sorrideva.

Avrebbe continuato a sorridere per tutti gli anni che le rimanevano. La rioperarono infinite volte: drenaggi, nuove manifestazioni del tumore, infezioni. 

Sua madre la seguiva sempre con dignità e coraggio.

Comincio' ad accusare i problemi legati ai danni cerebrali, aveva problemi di controllo della temperatura corporea, andava in coma senza motivo, la salvarono in extremis diverse volte.

Nel frattempo gli anni passavano, ero diventato vicedirettore della banca vicino a casa sua , e lei venne con la madre per aprire un conto dove fare arrivare la pensione di invalidità.

I danni al cervello l'avevano fatta regredire, ora aveva la maturità emotiva di una quindicenne, ma serbava il carattere solare di un tempo. Mi chiedeva sempre di mia moglie, di mio figlio, sembrava quasi una persona felice.

Poi , un giorno , tutto finiì . Avrebbe compiuto trentatre anni la settimana dopo ma durante l'ennesima operazione, qualcosa ando' storto. Rimase sotto i ferri.

Sua madre mi racconto' poi che era entrata in camera operatoria con il sorriso sulle labbra, dopo averla rassicurata "non ti preoccupare mamma, l'erba cattiva non muore mai"

Ascoltava nel walkman una canzone di Battisti.

Fu un curioso e crudele destino, che fossi proprio io a seguire la pratica di successione, a chiudere il suo conto corrente, a cancellare il suo nominativo da quello dei clienti attivi.

Compilai le sue pratiche con cura, come stessi  rimboccando le coperte ad un bimbo malato .

Chiusi le sue pratiche con delicatezza, come se le stessi chiudendo gli occhi.

Non fui presente al funerale, non volli rivederla senza il suo sorriso. Fui poi trasferito, cambia città e poi cambiai anche lavoro.

Niente piu' rimane di lei. Tranne il ricordo .

Del suo dolce sorriso, e dei suoi lunghi, folti capelli.