domenica 15 novembre 2015

NUDY

Malinconie  d'autunno. 
Oppure soltanto un brivido, lieve,  di solitudine. 
La melodia di una musica, un suono un odore. Un giorno di pioggia....
riflessi di una indefinibile dolce nostalgia. 
Momenti nei quali un momento incompiuto della nostra vita, per un istante, riappare.
Momenti del rimpianto. 
Le cose che non abbiamo fatto, le parole che non abbiamo detto.
Gli amori mai nati.

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Se Nudy  fosse veramente cosi' bella, come io ora la ricordo,  non lo saprei dire. Di lei mi tornano alla mente sopratutto i capelli castani, lunghissimi folti ed ondulati, una massa che contrastava con i lineamenti delicati del viso sottile .  Ho una immagine di lei, quasi una fotografia fissata nella mente per sempre.   Era notte, la fine di una serata passato alla spiaggia con gli amici a chiacchierare. Lei era seduta a terra, cone le gambe incrociate e  la schiena naturalmente eretta , il maglione troppo grande , le mani in grembo. La sua espressione era seria ed assorta mentre ascoltava le persone intorno a lei che parlavano, ed i suoi capelli, che incorniciavano il viso piccolo e delicato, sfioravano la sabbia. Sembrava una piccola dea della saggezza, e i ragazzi intorno a lei davano l'impressione di volere attingere a questa saggezza. Era un momento magico di un sabato notte, d'estate, vicino al mare, e questa forse l'ultima immagine che ho di lei, serena e felice. 

Cosi' era il suo mondo.

Nudy era un soprannome, naturalmente, del quale non conosco l'origine. Lei  era snella e sottile, con un seno piccolo, da adolescente e del resto, aveva diciassette anni quando la conobbi. Le piacevano le compagnie numerose, le canzoni  intorno al fuoco. I suoi amici, capelli lunghi, giubbotti di cuoio, la trattavano come un fiore delicato, forse perchè lei aveva sempre il sorriso sulle labbra, e rideva volentieri,  ma possedeva anche una saggezza adulta, quasi materna. 

Lavorava quell'estate in una paninoteca del centro, che era il ritrovo dei giovani di tutto il circondario. Mi incantava vederla dietro il bancone muoversi leggera, quasi danzando, sempre sorridente e gentile.

Ho perduto il conto  delle serate  passate a quel bancone, con una birra in mano a guardarla ammaliato, ma sebbene non mi fossero mancate le occasioni per corteggiarla, fu il coraggio a mancarmi nel momento giusto. 

Cosi' l'estate fini', lei ricomincio' la scuola, e si trovo' un fidanzato. 

Ebbi occasione di rivederla molte volte, in seguito, perchè lei continuava a preferire le compagnie numerose, e capitava anche nelle compagnie che frequentavo io,, questa volta con il fidanzato al seguito. Era sempre solare e allegra, e quasi non mi dispiaceva che le cose fossero andate cosi, tra noi, perchè con questo ragazzo sembrava veramente felice.

Di lei mi rimanevano i ricordi di qualche batticuore, e tanto affetto. 

Poi un giorno, quando aveva diciannove anni, lei comincio' a morire.

Fu ad una festa di fine scuola. Si senti' male d'improvviso, mentre era con gli amici, fu trasportata all'ospedale.

La operarono subito, d'urgenza, un angioma al cervello.Le tagliarono subito, e per sempre, i suoi lunghi capelli.

Andai all'ospedale, a trovarla, qualche giorno dopo. Mi accolse con il suo solito sorriso ed un allegro saluto. Mi chiamava, affettuosamente, "Mister", "ciao, Mister!" 

Rideva come sempre. La sua povera testa somigliava ad una palla da base ball: era tutta piena di cuciture.

E lei sorrideva.

Avrebbe continuato a sorridere per tutti gli anni che le rimanevano. La rioperarono infinite volte: drenaggi, nuove manifestazioni del tumore, infezioni. 

Sua madre la seguiva sempre con dignità e coraggio.

Comincio' ad accusare i problemi legati ai danni cerebrali, aveva problemi di controllo della temperatura corporea, andava in coma senza motivo, la salvarono in extremis diverse volte.

Nel frattempo gli anni passavano, ero diventato vicedirettore della banca vicino a casa sua , e lei venne con la madre per aprire un conto dove fare arrivare la pensione di invalidità.

I danni al cervello l'avevano fatta regredire, ora aveva la maturità emotiva di una quindicenne, ma serbava il carattere solare di un tempo. Mi chiedeva sempre di mia moglie, di mio figlio, sembrava quasi una persona felice.

Poi , un giorno , tutto finiì . Avrebbe compiuto trentatre anni la settimana dopo ma durante l'ennesima operazione, qualcosa ando' storto. Rimase sotto i ferri.

Sua madre mi racconto' poi che era entrata in camera operatoria con il sorriso sulle labbra, dopo averla rassicurata "non ti preoccupare mamma, l'erba cattiva non muore mai"

Ascoltava nel walkman una canzone di Battisti.

Fu un curioso e crudele destino, che fossi proprio io a seguire la pratica di successione, a chiudere il suo conto corrente, a cancellare il suo nominativo da quello dei clienti attivi.

Compilai le sue pratiche con cura, come stessi  rimboccando le coperte ad un bimbo malato .

Chiusi le sue pratiche con delicatezza, come se le stessi chiudendo gli occhi.

Non fui presente al funerale, non volli rivederla senza il suo sorriso. Fui poi trasferito, cambia città e poi cambiai anche lavoro.

Niente piu' rimane di lei. Tranne il ricordo .

Del suo dolce sorriso, e dei suoi lunghi, folti capelli. 


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