domenica 20 settembre 2015

FANTASMI

                                                           FANTASMI

                                                         Massimo Bulli



                                                      CAPITOLO I°

                        Il cavaliere, lieve e leggero, vaga e va. Sul suo cavallo bianco, nella sua candida armatura fatta di niente.

                        Distante e quasi distratto, tutto osserva , senza che  niente sembri avere  il potere di fermare il suo sguardo, ne paesaggi ne luoghi.

                        Non indugia nel contemplare boschi e foreste, il volo di un’aquila, le forme leggiadre e sinuose di una fanciulla. Non lo tentano gli odori ed i suoni delle locande, è immune al trascorrere del tempo.

                        Percorre indifferente questa vita, attraversa le città ed i luoghi materiali, le case. La piazze, i tram colorati.I grandi cartelloni della pubblicità.

                        Non cerca luoghi ma situazioni. Ecco, le situazioni.

                        Lui vive per le situazioni..............

                       
                        Nella luce rossa del tramonto, arde un fuoco. E’ vicino ad una baracca di legno, sulla spiaggia. Lo steccato che la circonda ha formato un terrapieno su cui tronchi d’albero mozzi, simulano sedie e tavolini. Quasi tutto il perimetro è coperto da una pergola approssimativa, sostenuta da tronchi di giovani alberi neppure scortecciati. Uno di questi tronchi porta, incastrate nelle fessure del legno, monete di tutti i tipi, di molte nazioni. E’ pieno di monete. Non sappiamo chi ve le abbia deposte. Forse sono mance di clienti soddisfatti. Forse ricordi di viaggi in paesi lontani.

                        La baracca è primitiva e sbilenca. Da un lato, è priva della parete ed un tavolo funge da bancone. C’è odore di pesce alla griglia. Le persone sedute  sono silenziose. Su ciascuno dei loro tavoli  approssimativi vi è una candela, dentro una tazza di coccio  . Il vento del mare scompiglia le fiamme ed i capelli delle donne.

                        Le nuvole rosse si muovono all’orizzonte. Vicino al fuoco, vi è un uomo. Porta pantaloni corti, al ginocchio, e sandali ai piedi. La sua maglietta penzola come uno straccio dalla spalla destra su cui l'ha gettata senza ripiegarla Rimesta sulla griglia con un lungo forchettone di ferro. Ha capelli riccioluti, come un bambino, e spalle interminabili, come un gigante. Non è piu' molto giovane, i suoi fianchi pieni fanno indovinare il suo ventre prominente, fanno indovinare la curva dello stomaco e del  ventre che appariranno quando si volgerà agli astanti, che aspettano la magia dei suoi pesci e dei suoi crostacei  arrostiti al fuoco

                        Bottiglie di vino appannate luccicano sui tronchi mozzati che fanno da tavoli, le giovani donne si cingono le braccia nella brezza della sera, mentre  gli uomini accendono ancora una sigaretta.

                        Un uomo ed una donna sono arrivati da poco. La donna ha lunghi capelli di seta, che volano nel vento, anche lei porta alle spalle le mani delicate, il vento del mare è fresco e profumato di salsedine . Ma il suo uomo non si accontenta di accendere una sigaretta e di attendere che il tramonto compia la sua magia , che incanti la sua donna e le faccia desiderare le sue mani forti ed il suo respiro possente . Ha bevuto molto vino , è nervoso e sgarbato, vuole fare impressione con la sua forza . Crede che i soldi  che gonfiano le sue tasche gli diano molto potere, e vuole vederlo scaturire in quello scampolo di notte . Batte la mano sul tavolo e chiede ancora vino, vuole essere servito subito , vuole mangiare prima degli altri, vuole bere prima degli altri, vuole essere più' degli altri.

                        L’uomo dai capelli ricci e dalle spalle immense non risponde, non dice nulla. Soltanto, gli porta ancora vino. Lo guarda con i suoi occhi verdi, senza paura nè rabbia, e torna accanto al fuoco. Non gli ha detto nulla. Ma gli ha portato il vino. E l’uomo nervoso ghigna sprezzante .

                        Poi arrivano i piatti, tra i tavoli. Piatti di pesce arrostito. Le voci sussurrate si fanno più' allegre, il sole si è tuffato nel mare e le stelle sono ogni minuto più' forti.

                        L’uomo nervoso non è stato servito per primo, ma non se ne è accorto nemmeno, beve il vino e parla forte. Vuole essere il più' forte, vuole essere il migliore.

                        La sua donna non ride. Ha freddo e non ha più' fame. Ma l’uomo dai capelli di bambino si avvicina in silenzio. Le posa sulle spalle una mantiglia di cotone immacolato, che profuma di legno bruciato . La donna gli sorride. E lo ringrazia con gli occhi neri che ora brillano  di nuovo. Mentre lo guarda coglie un gambero e lo addenta, i suoi denti sono bianchi come un raggio di luna . Mangia e sorride, e mentre sorride i suoi occhi gli dicono grazie e percorrono le sue spalle immense, i muscoli del petto, il ventre incurvato dagli anni, gli guarda le mani forti e gentili, piene di cicatrici, e già qualcuno lo ha chiamato , lui si volta e se ne va, porta , ancora insalate, ancora gamberi, ancora vino.

                        Poi la notte stenda una coltre nera, le coppie si avviano lungo le spiagge , sul terrapieno rimangono poche candele ancora accese, l’uomo nervoso è ubriaco, la testa non vuole stare ritta .La sua donna cerca di restare gentile , gli chiede di andare.

                        Già gli altri avventori si sono avviati lungo la spiaggia, bagnata dalle onde fosforescenti, verso il paese illuminato donde arriva una musica ritmata ed ansante. Il senso della serata si è spostato altrove.

                        Ora l’uomo ubriaco si riscuote al suono della sua stessa voce, il suo piatto è rimasto pieno, il vino è finito e gli annebbia il cervello. Si accorge di avere soltanto sognato. Con gli occhi aperti ed annebbiati, ha soltanto sognato una serata in cui lui brillava come l’unica stella del firmamento. Ha cominciato male la serata nell’atrio dell’albergo, esagerando con gli aperitivi per dimostrare che lui è il più' forte, che può' bere qualunque cosa. Ha poi portato quella bella donna, in quel posto meraviglioso non per godere insieme del tramonto , dei gamberi e del vino, ma per godere dello stupore e della ammirazione della donna per lui che conosce posti meravigliosi, che può' bere qualunque cosa senza ubriacarsi, che è il più' grande e il migliore.

                        E qualcosa non è scattato, lui è stato truffato, imbrogliato, derubato della sua gloria effimera. E’ ubriaco ed arrabbiato e vuole riscattarsi. Si alza a fatica, scaraventa in terra il piatto che ha davanti, farfuglia che il cibo non era buono, che il posto fa schifo, che il vino lo ha avvelenato. Si erge a fatica sulla sua statura e puntando il dito contro l’uomo dai capelli ricci gli dice che non lo pagherà, che ha amici potenti, che parlerà con loro,  lo farà rovinare.

                        L’uomo dalle spalle di gigante non risponde, lo guarda con occhi fermi. Potrebbe senza sforzo farlo volare in mare. Potrebbe,  con un pugno rovinargli per sempre i lineamenti del viso. Potrebbe chiamare le guardie e costringerlo a pagare. Invece guarda la donna dagli occhi neri, e poi si china a raccogliere i cocci del piatto e gli avanzi del cibo. L’uomo ubriaco ride beffardo, crede di essere il migliore, il più' forte, afferra la donna per un braccio e la trascina verso la spiaggia scura, verso il paese illuminato. 

                        La donna lo segue con passi incerti. Quando si volta, la notte ha già assorbito ogni cosa...................

                         Il cavaliere osserva e medita. Niente ferma la sua attenzione,  niente sembra avere  il potere di fermare il suo sguardo, ne paesaggi ne luoghi.

                        Non .... boschi e foreste, .....non il volo di un’aquila, le forme leggiadre e sinuose di una fanciulla. Non gli odori ed i suoni delle locande, è immune al trascorrere del tempo

                        Ma, ecco.......... Le situazioni.............
                                                                                  Forse, le situazioni.........








                                                                    due




                        La giornata è ventosa e fresca, le onde si infrangono sulla spiaggia. Ci sono, come sempre, poche persone. La donna dagli occhi neri, ha un vestito ampio a fiori. Non è scollato come quello della sera precedente, non è così' elegante. Ha gli occhiali neri e porta i sandali. Le altre persone sulla spiaggia sono poco più' o poco meno che nude. Per questo la donna vestita sembra fuori posto.

                        Arriva con un leggero ansito sino alla baracca con la pergola, con i ceppi spezzati che servono da tavoli e sedie.

                        Qui vi sono poche persone. Sono ragazzi del paese. L’uomo con le spalle immense ed i capelli ricci serve loro semplici bibite in bicchieri scoloriti. Qualche gelato

                        Un ragazzo troppo giovane per l’aria eroica che vorrebbe avere, racconta qualche cosa fingendo di avere lo sguardo sperduto nel mare. Il pacchetto di sigarette gli deforma la maglietta scolorita sulla spalla sinistra. C’è uno stuolo di ragazzini che lo guarda ammirato, che contempla il suo ciclomotore ammaccato con gli adesivi sgargianti. Tra loro una ragazzina, con un seno da donna ed occhi di bambina,  che stringe la mano di un fratellino moccioso, lo guarda  con uno sguardo tenero e amorevole, come una precoce madre pieno di ammirazione per il figliolo adorato ed allo steso tempo una amante ansiosa. Una bambina innamorata.

                        La donna si ferma incerta, non è più' così' determinata. L’uomo che la sera cucina il pesce per i turisti, adesso pulisce i bicchieri, sembra indaffarato, forse non l’ha vista. Poi lei si decide, si avvicina al tavolo che funziona da bancone, e gli porge una mantiglia di cotone, che oggi mostra tutti i suoi anni e le sue cuciture, ma che ieri sera è stato il manto di una principessa. L’uomo alza verso di lei uno sguardo fermo e lontano, di occhi verdi che hanno visto troppo, prende cio' che lei gli porge e la ringrazia gentile. Si volta per riporre la tela, dopo che l’ha ripiegato. La donna è indecisa. Ma quando l’uomo si volta di nuovo, gli porge una banconota.
                        E’ una grossa banconota, quanto costa una cena? Quanto costa la umiliazione che un uomo ubriaco può arrecare ad un uomo forte e gentile? L’uomo dalle spalle forti e dagli occhi lontani la guarda ancora. Non c’è stata ancora una parola. Lui non sa il suono della voce della principessa con il vestito a fiori. Ma prende la banconota  ed apre un cassetto. Conta piccole banconote sconosciute e monete di varie forme e dimensioni. Le porge un pacchetto di soldi accuratamente contati, la ringrazia con voce sommessa e gentile. La donna li prende e non sa cosa fare. Vorrebbe forse parlare, dire qualche cosa. Vorrebbe forse provare ancora su di se la gentilezza di quelle braccia forti che l’hanno coperta con una mantiglia una notte che faceva freddo. Vorrebbe forse fare parte di quel gruppo di ragazzini che può stare li’ a non dire niente, a non fare niente e che pero’ ha  comunque un ruolo ed un motivo di esistere  E’ un gruppo di ragazzini uguale a quello del suo paese, del quale lei da poco o da cent’anni non fa più' parte, non è più' una bambina con gli occhi di donna, ora è una donna e non le piace.

                        Ma non può' restare , l’uomo non la invita, i ragazzini aspettano che se ne vada per riprendere il gioco da grandi non c’è posto per lei.

                        Non c’è posto per lei.
                                                           Non c’è posto per lei.

                        Dovrà voltarsi e percorrere questa spiaggia, tra le persone nude ed i gabbiani sino a scomparire. Ecco, scomparire.....................................

            Il cavaliere osserva e medita. Sembra riflettere.  Valutare questa situazione. Cosa poteva accadere? Che la donna accettasse sino in fondo il suo ruolo, e rimanesse accanto all’ubriacone , sparendo per sempre dalla spiaggia e dalla vita di un uomo  seminudo e tranquillo, accettando la sua e , di conseguenza la propria umiliazione . Oppure che tentasse, con la scusa della mantiglia, e senza badare ai soldi, di sedurlo e di portare con se il ricordo delle sua membra forti e del suo profumo di legno bruciato, con il quale soffocare il disgusto per  il fiato pieno di vino e le braccia molli di un ricco prepotente . E che altro? Forse l’uomo dai capelli ricci avrebbe potuto innamorarsi di quella donna che tentava di riscattarsi, che tradiva un ubriaco che dormiva per portargli il suo conforto e ripagarlo dei suoi danni, di quella donna che ha avuto pena per lui.

            Ma l’uomo forte rifugge la pena altrui, e diffida delle donne troppo gentili, delle quali porta le cicatrici nel cuore. Poi c’è qualche cosa di sbagliato in quella donna che gli porge del denaro. Le donne non devono riparare gli errori dei propri uomini. Solo le madri possono farlo , per i propri figli. Le altre donne devono amare sino in fondo, oppure niente. Un uomo può' pagare il conto che il suo amico ubriaco non ha saldato, per proteggere un uomo ebbro dalle conseguenze delle proprie azioni . Ma una donna non deve....... Non può'.

Il cavaliere medita. E’ una situazione che merita la sua riflessione........ 

.................                  Si ferma nelle situazioni. Le immagina, e immagina le soluzioni, le differenti vie che potrebbe percorrere la vita, le differenti vite. 

                        Vive nelle situazioni che la vita crea, vive per cambiarle eppure cambiarle non potrà mai....................................
           
           
  


                                                                                TRE

           
            C’è un uomo di mezza età seduto alla scrivania lucida. Con gesti consunti ripone i documenti che ha davanti nella apposita cestina alla sua destra

            Tra poco entrerà un altro cliente. Toglie gli occhiali e strofina gli occhi. Guarda con una smorfia l’orologio. Quasi ora di pranzo. Soprappensiero si tocca lievemente lo stomaco: la pausa pranzo è tormento ed estasi per la sua ulcera. Comunque sempre meglio di..... Di che cosa? Non ci sono più' sogni per gli uomini di mezza età seduti alla scrivania. Ogni cosa sembra peggio dell’altra. Nessuna sembra migliore. Ogni piccola cosa che verrà è miraggio nella realtà di adesso, ma sarà delusione e frustrazione appena arriverà.

            L’uomo sospira, e tocca il pulsante che fa apparire all’esterno della sua porta la luce verde. Avanti il prossimo..........

            Una ragazza sporge il capo nel vano della porta, forse indecisa forse soltanto troppo educata. E’ giovane e bella. Il cuore del vecchio impiegato , per un attimo, ritrova i tremori della gioventù'. Non è sicuro di conoscere quel volto, ma qualcosa sta agitando la nebbia del ricordo

            La giovane donna entra e si accomoda, con gesti che entrano come stilettate nel cuore dell’uomo seduto alla scrivania lucida.

            Lui, già prima di leggere il nome di lei nei documenti che ella gli porge, sapeva già il perché di questo dolore: nei gesti gentili che gli fanno tanto male, vi è l’insegnamento e l’impronta indelebile della donna che le è madre.

            Questa giovane si muove come la donna che un tempo lui conosceva, ..... e che da tanto tempo non fa più' parte del suo mondo.

            Ma c’è stato un tempo.....................

            Nell’ufficio del vecchio impiegato entrano, per un attimo, i suoi anni verdi. Entra il ricordo di quando non era un vecchio afflitto ma un uomo vigoroso, che aveva braccia forti ed amici, e sole d’estate cocente, e mare ed allegria.

            Ritorna il ricordo di una estate, questa donna era una bambina, ed insieme ad altri bambini rideva, e giocava con un uomo vigoroso che li sollevava, li faceva ruotare per le braccia, li inseguiva. Era un uomo forte, ed allegro. Ogni tanto il suo sguardo abbandonava i giochi dei bambini per spiare, furtivo, il volto bellissimo di una delle mamme, per cercare lo sguardo dei suoi occhi verdi. Poi ritornava ad afferrare tenere braccia, a sollevare piccoli corpi scalcianti e deliziati. A gettarli verso il cielo e poi riafferrarli .

            Era una estate nella quale era felice, ebbro di uno sguardo di occhi verdi . Talmente pieno di vita da poter sognare di guardare la luna. Quando la vedeva, scordava una donna che lo guardava con occhi tristi, una donna che gli aveva dato dei figli, e che piangeva la notte rinchiusa nel bagno, per non farsene accorgere. Era stata l’estate dell’abbandono e della follia . Tutto sembrava possibile. La donna dagli occhi verdi aspettava che nessuno li stesse osservando per fargli un sorriso speciale, che era una promessa per sempre.

            Perfino quando, un giorno , nella foga del gioco, ha afferrato un tenero braccio con troppa foga, con troppo entusiasmo, non era il braccio di un bimbo già robusto, ma quello indifeso di una bambina dagli occhi grandi. Il braccio sottile si è spezzato. La bimba ha pianto.

            La corsa all’ospedale, i medici gentili e rassicuranti, il suo dolore, la sua vergogna ma la bimba bendata ritorna a sorridere, gli occhi verdi lo rassicurano, lo consolano, gli sorridono ancora; lo hanno perdonato e’ sicuramente amore!!

            Ma poi, un pomeriggio,  l’estate è finita di  colpo come un temporale gelido di primo autunno, che d’improvviso spazza l’allegria con una pioggia fredda,  grigia e definitiva, così' gli occhi di lei quando lui cerca di afferrare la luna che sente già sua.

            Gli occhi ironici e freddi, che contrastano con la voce gentile. Lei trascina via con se, per sempre, la sua bambina e gli volge le spalle indifferenti. Lui non che non capiva. Che non avrebbe capito mai.

            La donna era per lui una regina, e per questo, forse, lui chiamava principessa questa bimba.

            Ora la principessa è tornata. Non somiglia a sua madre, forse è più' bella, i suoi occhi hanno un taglio quasi orientale, porta i capelli corti. Ma condivide con sua madre i gesti tranquilli e gentili, l’espressione del volto, ed una serena, crudele indifferenza.

            La crudele indifferenza che l’ha portata, tra mille uffici uguali, proprio qui.

            Il vecchio impiegato si riscuote, mentre la giovane donna lo guarda stupita, indecisa: c’è forse qualche cosa che non va in quelle carte?. Ha i capelli diversi, gli occhi strani , sembra quasi orientale. Ma le espressioni sono quelle di sua madre. Quelle che il vecchio uomo ricorda prima di quella maledetta estate. Quelle che lo avevano fatto innamorare.

            No, non c’è niente che non va. Tutto sarà pronto in pochi giorni. La giovane lo guarda per un attimo pensosa. Lo guarda e si tocca un braccio. Forse ricorda? No, non può' ricordare. Era troppo piccola e lui è troppo cambiato. Ed il momento finisce. Lei si congeda, il vecchio uomo resta seduto. E’ quasi ora di pranzo...................

            Il Cavaliere è pensieroso. Non c’è nulla che si possa dire. Cosa si potrebbe dire? L’amore è la più' strana tra tutte le follie dell’uomo. Cosa poteva fare la donna dagli occhi verdi? Cosa poteva fare o dire il vecchio impiegato? Di sicuro è stato saggio a non chiedere niente alla giovane donna di sua madre, perché niente di quello che avrebbe potuto sapere avrebbe alleviato il suo dolore, ne tanto meno ha rivelato la sua identità, perché avrebbe avuto il terrore di saperla disprezzata dalla di lei indifferenza.

            Certo, l’indifferenza è la peggiore di tutte le crudeltà. Non c’è sadismo peggiore della indifferenza , in amore. Meglio pensarla morta che indifferente. Meglio morire, piuttosto che sentire , ancora, il gelo di questa indifferenza . Addio, principessa.
                                                          




CAPITOLO IV


            C’e penombra nella stanza. E’ una piccola stanza da letto. La cameretta di un bambino. La porta è aperta sul corridoio, e la luce del corridoio è accesa, cosicché una lama di luce viola l’oscurità della piccola stanza. Della luce filtra anche dalle persiane accostate Fuori non è ancora notte, non ancora. C’è uno strano contrasto tra la luce artificiale che penetra dalla porta e gli ultimi riflessi del crepuscolo attraverso i vetri.

            Accanto alla finestra c’è il letto, e su di esso un’ombra immobile. Un bambino immobile. Coricato su di un fianco, con il piede in una strana posizione.

            Nella camera arriva il rumore di porte sbattute, sbattute con forza, e di vetri infranti. Ogni volta il bambino sussulta. Ciascuna porta viene sbattuta molte volte, sino a che il suo vetro non cade infranto. Poi rumore di passi, di sedie sbattute per terra, di bestemmie. Sino a che un’altra porta comincia a sbattere. A sbattere con forza, sempre più' forte. Forte! Forte! Deve rompersi anch’essa.

            Non ci sarà scampo per nessuna porta, per nessun vetro. Ed è colpa sua. Soltanto sua. Le piccole mani si pizzicano l’un altra con forza. Deve farsi del male. Deve punirsi . Se si punirà abbastanza. Se rimarrà immobile e si punirà abbastanza, allora tutto questo finirà.

            Il piede gli duole. E’ ferito e gli duole, ma questa non è una punizione sufficiente. Deve tormentarsi le piccole mani, e restare immobile, scomparire. Fare finta di non esistere più' sino a crederci . Ecco, scomparire, non essere mai esistito.

            Il rumore continua, implacabile. Quando sembra cessare, d’improvviso uno schianto fortissimo gli ricorda la sua colpa, gli dice che non finirà così' facilmente

            La gamba duole, duole il corpo costretto in una posizione artificiale. Il naso gli pizzica, ma non lo gratterà. Più' sarà capace di soffrire, di darsi una punizione, più' sarà capace di restare immobile e di scomparire, prima il suo aguzzino si scorderà di lui.

            Il piede ferito gli ricorda che non ha indossato le scarpe per scendere in giardino a giocare. La sua colpa ascenderà sino al cielo. Dio stesso vorrà sapere cosa è accaduto. Nessuna punizione sarà abbastanza per la sua colpa. Un chiodo arrugginito ha fatto il resto. Un chiodo arrugginito e la sua stupidità. Perché dirlo a suo padre, cosa si aspettava, che lo medicasse? Che lo consolasse? Che si prendesse cura di lui? Che assumesse il ruolo della mamma assente?

            Suo padre lo ha guardato con occhi rossi d’odio, gli ha urlato la sua rabbia e la sua angoscia, lui è scappato, dovrà sparire sino a che la madre rientrerà e potrà medicarlo. Poi ha cominciato a sfogare la sua rabbia ed il suo odio.

            Prima sulle sedie ed i mobili. Poi ha scoperto le porte, ed i loro vetri.

            Ma se lui riuscirà a restare immobile. A punirsi abbastanza. A farsi del male e scomparire, allora, forse.............

Il Cavaliere scuote la testa. Non ha parole, non conosce una soluzione. Forse, non c’è soluzione................
                                                    
                                                                            CAPITOLO V

            La gente cammina con passo indifferente, frettolosa ed assente sul largo marciapiede.E’ quasi ora di cena.

            Non piove già da ore, ma i fari delle macchine e le insegne luminose si riflettono sull’asfalto lucido . Non fa freddo, ancora l’inverno non è arrivato.

            La vasta vetrata del locale è la cornice di questo teatrino . Nel contorno di alluminio, oltre i riflessi delle luci del bar, il fiume di gente,  di volti e di espressioni.

            La gente ha fretta, vuole tornare a casa. Anche all’interno del bar i capannelli degli aperitivi si stanno sciogliendo, saluti a gran voce.

            Non per tutti. C’è sempre chi resta appoggiato al banco, quasi facesse parte dell’arredamento. Resta immobile in mezzo all’andirivieni allegro e festoso. Sebbene sia li’ da tanto tempo, che nessuno dei presenti è in grado di ricordare il momento nel quale sia entrato, non ha tolto il pastrano sgualcito.

            I pantaloni sono eleganti, ma spiegazzati, e la curva del ventre ha spinto in giù' la cintura, cosicché i lembi della camicia ne sono usciti.La maglia, invece, ha risalito la curva dell’addome. Quasi volesse prendere le distanze dai pantaloni.

            Le scarpe scalcagnate, il nodo sfatto della cravatta, gli occhi rossi nella faccia gonfia ed i capelli arruffati, schiacciati da un lato completano lo spettacolo.

            Ha un bicchiere in mano, naturalmente. Naturalmente non è il primo, naturalmente non sarà l’ultimo. Il suo sguardo, sotto le palpebre disuguali va alla folla  dai movimenti sbrigativi. Ogni tanto il bicchiere risale la faccia sino a trovare il posto giusto dove andare.

            Fuori, nella folla ha visto qualche cosa. Forse sarà quella donna elegante, sottile come un giunco, dall’aria assente e severa. Si è fermata ad un portone, ignorando all’apparenza la bambina che è con lei e che sta cercando di ricondurre alla ragione un cagnolino. La bambina si china e rimprovera l’animale che ora la guarda immobile, con la lingua fuori e gli occhi adoranti. E’ proprio brutto,  la bambina muove davanti al suo muso il dito indice , come ha visto fare alla nonna. Il piccolo cane e la bambina sembrano essere in una bolla di vetro , come se il mondo attorno a loro non contasse. Solo loro due. La mamma elegante , severa ed estranea, senza fretta e senza chinare il capo ha pescato dentro alla borsetta delle chiavi, ha aperto il portone ed è entrata senza voltarsi . La bimba la segue cercando di districarsi nel guinzaglio troppo lungo, mentre il brutto cane fa un breve balzo festoso.

            Il portone si chiude, la luce si spegne. Sipario. La mano posa il bicchiere, poi depone sul banco una banconota. Il pastrano sgualcito si perderà ora nella pioggia.

            Forse non era la donna elegante, forse è solo il ricordo che ha destato . Forse invece è la bambina che ha richiamato l’immagine di altri bimbi che aspettano la cena, in un’altra casa. Forse è solamente tardi.

            O forse è troppo tardi.

            Il Cavaliere scuote il capo,  sembra stanco. Stanco del suo percorso senza tempo, stanco delle situazioni.

            Ma il suo cammino è ancora lungo, ancora molte sono le cose da fare.

            Forse è solamente stanco delle delusioni. Forse solamente della ridondanza di queste situazioni

            In fin dei conti , le persone molto spesso vivono nella stessa città per tutta la vita. Ed ecco che allora le stesse strade e le stesse piazze sono di volta in volta teatro di diverse situazioni, nella vita di un stessa persona. Come un teatro, nella quale gli stessi attori, con diversi abiti e diverse parrucche, recitano commedie diverse. E lo stesso teatro non muta, cambiano solamente le scenografie. Stesso teatro, stessi attori. Per recite sempre diverse. Ma in fondo , in qualche modo , tutte uguali

            Questa stessa cornice d’alluminio ha inquadrato l’uomo dal pastrano spiegazzato quando era un ragazzo e non conosceva ancora il male di vivere. Ha inquadrato la donna sottile come un giunco quando era ancora una ragazzina , e sapeva ancora sorridere alla vita.

            Ha inquadrato la gioia e l’amore. In un passato lontano.

            Inquadra i bambini e li vede crescere, diventare adulti, vivere, invecchiare. E qualche volta il vede sfiorire, avvizzire, mancare la vita e rimanere a metà strada.

            Questa è l’eterna recita della vita. Il Cavaliere si riscuote.  

            Volta le spalle ad un pastrano nella pioggia. E sprona il suo destriero inesistente, con il suo braccio.....

            ....Fatto di niente.



  



                                                           CAPITOLO VI

            La discoteca è uno stanzone basso e buio. C’è odore di sudore come in una palestra, di talco e di phard, di sigarette e dei profumi troppo forti che adoperano le adolescenti.

            E’ una discoteca di paese, la domenica pomeriggio.

            C’è un ragazzino appena entrato. Sta cercando di abituare gli occhi al buio. E’ di spalle larghe, ha i capelli lunghi, biondi e ricci. Porta i jeans ed una camicia a quadri. Nel taschino della camicia c’è un pacchetto di sigarette nuovo.una sigaretta appena accesa gli brucia nella mano. Potrebbe avere tredici anni.

            Si avvicina esitando al bancone del bar, ordina un whisky, storpiando il nome che ancora non conosce bene. Lo trangugia reprimendo la nausea, gli occhi che lacrimano. Cerca di darsi una importanza., vuole sembrare grande

            Si muove verso la pista da ballo, con il bicchiere in una mano, la sigaretta tra le labbra gli fa lacrimare l’occhio.

            Ci sono ragazzine che ballano, pochi i ragazzi, che invece preferiscono guardare. Fanno come un cerchio intorno alla pista da ballo, molti non hanno tolto i giubbotti, fumano e bevono liquori troppo forti. Poche coppiette si appartano tra i bassi divani nel buio in fondo alla sala, sono i pochi fortunati. Per gli altri c’è solo il fumo delle sigarette, il liquore e la musica troppo forte. Si aspetta il momento della musica lenta, quando si potrà cercare il coraggio di invitare qualcuna di questa bambine che giocano alle donne, cercare il pretesto per stringerle e aspirarne il profumo troppo forte, sentire il contatto del loro corpo acerbo, ondeggiare al suono della musica senza pestare i piedi.

            Il ragazzino dalla camicia a quadri ha già acceso un’altra sigaretta, non vuole farsi cogliere senza, nel caso che qualcuna delle ragazzine lo stia guardando proprio in quel momento  . Non deve perdere neanche per un attimo la sua aria da duro macho, non si può' mai sapere.

            Vorrebbe  avere sempre un whisky in mano, una sigaretta in bocca, lo sguardo duro e deciso, il cuore coraggioso, la parola pronta E invece ha paura. Si aggrappa ai suoi simboli , i jeans attillati e la camicia a quadri, gli stivaletti a punta le sigarette e i liquori. Ma ha paura. Neanche oggi strapperà un ballo. E dovrà dire che è stato perché non voleva, perché nessuna delle ragazzine era degna della sua  attenzione.

            E’ dura la vita per un macho di tredici anni.

            Nessuno gli ha insegnato ad essere uomo. Sta tentando di imparare da se.

            Il Cavaliere vorrebbe sorridere alla ingenuità del ragazzino dalle spalle larghe. Ma tredici anni sono davvero pochi  per avvelenarsi il corpo e l’anima, con le sigarette i liquori e le disillusioni. Ci sono ragazzini che alla sua età ancora giocano agli indiani. Lui vorrebbe essere uomo e non può'. Strana la vita.




                                                           Capitolo VII

            La spiaggia è vuota, a quest’ora . Vuota e ventosa. L’uomo dai capelli ricci si pulisce le mani in uno straccio.Porta una camicia azzurra, infilata nei pantaloncini corti. Ha raccolto i capelli con un elastico, perché non ricadano sugli occhi mentre ripara le sue cose, i tavoli e le sedie di tronco d’albero, il pergolato approssimativo.

            C’è ancora un po’ di tempo, prima di accendere il fuoco. Siede su uno dei tronchi, fruga nelle tasche per trovare un coltellino a serramanico. Pesca, dietro di se, una bottiglia di birra. Ne toglie la capsula con un movimento rapido della mano che tiene il coltellino, e la getta nella sabbia, ripone il coltello con la sinistra, mentre con la destra porta la bottiglia alla bocca. Beve a lunghi sorsi, alzando la testa al cielo.

            Poi sputa nella sabbia ,  solleva la gamba destra sino a trovare appoggio per il piede in una scanalatura del tronco e vi appoggia il braccio che tiene la bottiglia. Manca poco al tramonto, la spiaggia si è svuotata dalle persone e dalle loro cose. Ha un aspetto solitario e selvaggio.

            C’è stato un tempo nel quale anche lui andava alla spiaggia.  Un tempo nel quale alcune giornate trascorrevano tra asciugamani e creme per le scottature, giochi di bambini. E’ stato un tempo in cui portava i capelli ordinati, e fuori dalla spiaggia metteva la giacca.

            C’è stato un tempo in cui   le cose erano molto diverse.

            Due gabbiani si stanno disputando i resti della merenda di qualche bambino. Stridono e sbattono le ali, ciascuno a turno afferra il  pane e cerca si spiccare il volo, ma nell’attimo in cui si solleva, il rivale gli fa cadere il bottino a terra, e la lotta  ricomincia.

            La marea che monta lancia le sue onde sempre più' lunghe sulla sabbia. Qualche granchiolino le segue esitando

             C’è stato un tempo nel quale sulla spiaggia non sapeva vedere queste cose, non aveva occhi, nè tempo per questo.  C’era una volta un uomo che non sapeva niente del mondo che lo circondava. Quest’uomo, ad un certo punto della sua vita, viveva solo per una donna dagli occhi verdi, la donna di un altro uomo.....................

            Il Cavaliere resta seduto su un mucchio di sabbia. Il sole sta per toccare il mare. Guarda l’uomo dalle grandi spalle riscuotersi, riporre la bottiglia di birra ormai vuota in un cesto, lo guarda alzarsi ed avviarsi verso il fuoco da preparare , verso le lampade da accendere e poi appendere. Un’altra sera sta per incominciare. Uguale a tante altre. Tra poco cominceranno ad arrivare delle persone, saranno come sempre giovani donne portate in quel posto segreto dai loro cavalieri, da giovani innamorati o anziani amanti ma sempre da uomini che cercano, in quel posto, la magia per incantare, la magia per sognare. La magia per l’amore.
            Forse è questo che ha portato e tiene qui l’anima vagabonda di un uomo forte e gentile. In qualche modo egli crea le situazioni per l’amore. Può' respirare quell’amore che più' non gli appartiene ...................




                                                           CAPITOLO VIII

            Nella luce accecante del pomeriggio, la penombra del pergolato è l’unica oasi di fresco sulla spiaggia. Le persone che a gruppi molto lontani l’uno dall’altro prendono il sole non si avvicinano quasi mai, se non per comprare una bibita o un gelato. Durante il giorno sotto la penombra siedono le persone del paese. Secondo i giorni e gli orari, i vecchi dall’aria antica con le loro pipe consunte, talora assorti su di una scacchiera, oppure i ragazzi del paese.

            I ragazzi del paese non hanno soldi da spendere, e non sta bene andare al bar. Ma loro vengono lo stesso. Per loro è un terreno di conquista  . La conquista di diventare grandi. Parlano tra loro e fumano le loro prime sigarette. Qualche volta mettono insieme i soldi per comperare una bibita , ed allora si sentono veramente adulti. L’uomo dai capelli ricci li lascia fare. Non li rimprovera mai e loro si fidano di lui . Cercano di cogliere nella sua espressione il cenno che vuole dire adesso è ora di andare oppure fate meno rumore. Ma non abbassano la voce per non farsi sentire da lui: è  come se lui fosse uno di loro.

            Lui parla poco. Gli hanno chiesto se ha figli e lui non ha mai risposto.

            Ma sa farsi benvolere dai bambini . Sa prenderli in braccio, e consolare un bambino piccolo che si è fatto male..

            Sembra avere molta pena quando un bambino piange..........

            Il Cavaliere, questo, lo capisce bene. Lo sa.

            Oggi un bambino è arrivato, e si è messo nell’angolo dove non c’è nessuno. Sebbene sia scalzo , nessuno lo conosce per un bambino del paese. Sembra aspettare qualcuno

            Il gigante biondo lo guarda come se lo conoscesse, ma non si avvicina e non gli parla.

            Il bambino zoppicava, forse ha un piede ferito. Ma non si lamenta. Guarda il mare. Resta a lungo a guardare il mare. Alla fine, si gira, ed allora l’uomo gli si avvicina. Il bambino lo guarda negli occhi. Alza la mano e gli tocca lievemente il braccio, come un saluto. Come un addio. Poi si alza e si allontana. Zoppicando si allontana senza voltarsi

            L’uomo non fa niente per trattenerlo. Lo segue con lo sguardo sino a quando scompare.



  

                                                           CAPITOLO IX


            C’è una luce strana nel pomeriggio. Il vociare dei ragazzi che giocano a fare gli adulti sotto la pergola cadente oggi è troppo acuto, tutto stride

            L'uomo robusto dai capelli riccioluti lucida inutilmente un bicchiere scheggiato, i suoi occhi percorrono la spiaggia senza scopo. Non ha la sua solita tranquillità.

            Ad un tratto avverte una presenza in più' . Un ragazzino che cerca di essere adulto è comparso ad un tavolino al limitare del pergolato. Porta una camicia a quadri troppo pesante per questa stagione. I suoi stivali sono a punta, in uno stile che da anni non si usa più' e che forse, da queste parti, non si è visto mai.

            Il ragazzino fuma delle sigarette americane. Davanti a se ha un bicchiere di liquore, che il gigante biondo non ricorda di avere versato.

            Non è un ragazzino del paese, eppure gli altri non sembrano farci caso. E’ in disparte e guarda lontano con uno sguardo da uomo.

            L’uomo dai capelli ricci lo guarda fisso, senza avvicinarsi, sino a che il ragazzino non alza il bicchiere per vuotarlo, poi accende un’altra sigaretta e si alza. Senza guardare nessuno si avvia verso la spiaggia, la percorre tutta e svanisce.

            Non ha detto una parola. Quando l’uomo che la sera cucina il pesce per i turisti si riscuote, nessuna traccia rimane più' di lui. Persino il bicchiere è sparito

            Ma l’uomo sa di non avere sognato. Non chiederà a nessuno conforto a nessuno per dare corpo ad un altro dei fantasmi del suo passato. Soltanto, sa quale sarà il prossimo. E quello dopo ancora.

            Non ci si può' liberare dei fantasmi del passato. Il Cavaliere guarda fisso un punto lontano mentre pensa a questo. Non c’è scampo dal proprio passato..............

           

                                                           Capitolo IX


            C’è un’aria strana, questa sera. Il vento sembra teso e triste. Le lampade ondeggiano . Il gigante biondo accarezza pensieroso la testa del suo brutto cane. L’animale è disteso ansante sulla sabbia ed alza la testa adorante verso la mano piena di cicatrici. Tra poco sarà relegato dietro alla palizzata, non deve disturbare le persone che vengono a mangiare ed amoreggiare sotto la pergola pencolante, tra i bagliori del fuoco ed il profumo dei pesci arrostiti che si mescola all’odore del mare Una sagoma flessuosa si muove leggera disponendo le ultime cose .

            E’ la prima sera che questa  ragazzina ha il permesso di guadagnarsi qualche moneta aiutando a servire i piatti di pesce. L’uomo dai capelli ricci è abituato a lavorare da solo, ma forse comincia ad essere stanco, o forse si è lasciato convincere dalla preghiera disperata che ha letto negli occhi della bambina , venuta con la madre grassa e saggia dagli occhi diffidenti a chiedere il suo primo lavoro.

            Oppure, forse, questa sera ha un presentimento.

            Tutto è pronto, come sempre, quando le prime coppie giungono tra mormorii sommessi e risate  argentine.

            In breve i tavolini sono pieni, è sabato, la griglia sfrigola allegramente, il vento non sembra piu’ cosi’ triste, la luna si specchia immensa nel mare tranquillo

            La ragazzina è brava, si muove svelta e silenziosa, ma ugualmente lui gira tra i tavoli, porta i piatti principali direttamente dalla griglia. Vuole vedere i suoi ospiti.

            Qualche tavolo si libera presto, stasera. Forse c’è festa in paese. Mentre qualche coppia già se n’è andata , qualche ritardatario arriva.

            Quando lui si gira verso i tavoli per un’altra occhiata, l’uomo solo è già seduto. E’ arrivato come un gatto, nel buio precoce di questa notte. Si rivolge alla ragazzina con voce sommessa. Sembra gentile e stanco. La ragazzina svelta ritorna con una bottiglia di vino. Mentre l’appoggia sul tavolino volge il suo sguardo indeciso sull’uomo dai capelli ricci: l’uomo stanco e gentile non ha ordinato del cibo , ed è strano, in quel posto non si viene per bere.
            Quest’uomo sembra precocemente invecchiato. Ha gli occhi acquosi e iniettati di rosso, sembra un vecchio impiegato in pensione. Ma è gentile e composto, si versa con cura il vino, lo sorseggia come un signore, anche se i suoi abiti sono modesti

            La ragazzina si stupisce che il suo padrone non abbia nessun tipo di reazione verso quello strano ospite. Anzi, non lo avvicina e lascia che sia lei ad occuparsene.

            Ad un tratto, pero’,  si accorge che non c’è più'. Il tavolo è vuoto e nulla rimane della sua presenza, nemmeno la bottiglia di vino ed il bicchiere vuoti . Immagina che il suo padrone abbia incassato il conto ed abbia sparecchiato e non fa domande. Ne il suo titolare le ha mai più' chiesto nulla di quel cliente
                                                          
                                              

Capitolo X


            C’è un’aria diversa, questa sera. Il vento sembra teso e triste. Le lampade ondeggiano Il gigante biondo guarda il suo brutto  cane, ma scuote la testa pensieroso e non lo avvicina L’animale è disteso ansante sulla sabbia. Tra poco andrà  al suo posto,  dietro alla palizzata.

            La  ragazzina si muove e veloce tra i tavoli, dopo un anno che vi lavora ormai è pratica.   Tutto è pronto, come sempre, quando le prime coppie giungono tra mormorii sommessi e risate  argentine.

            In breve i tavolini sono pieni, è di nuovo  sabato, la griglia sfrigola allegramente, il vento è calato c’è una bella  luna ed il  mare è tranquillo

            La ragazzina, si muove svelta e silenziosa, vuole fare bella figura  . I tavoli sono tutti pieni questa sera , non ci sarà posto per i ritardatari

            Quando pero’ lei ha il tempo di alzare la testa e dare uno sguardo in giro, uno dei tavolini è occupato da una persona sola , e lei è sicura che prima ci fossero altre persone, anche se non ricorda quali.

            Si avvicina e l’uomo le chiede da bere con voce roca. E un uomo grasso ed in disordine, con gli occhi vacui e le voce spessa degli ubriaconi. lui si gira verso i tavoli per un’altra occhiata, l’uomo solo è già seduto. Non succede di frequente che arrivino persone di questo tipo, e lei sa che non è lei che deve occuparsene. Ma stranamente il suo padrone, senza guardare lo sconosciuto, le dice con voce sommessa di dargli quello che chiede.. La ragazzina perciò' gli porterà una bottiglia di vino. Lo strano individuo allarga con le dita incerte una banconota sul tavolino. La ragazzina non conosce quella strana moneta e la porta al padrone. Che la intasca senza reazione, e senza dire niente.
           
            Sembra strano stasera. Strano ed assente






                                                           CapitoloXI


                        E poi una sera, che sembra inevitabile, arriva una donna. Certamente di donne ne passano sempre tante, quasi tutte accompagnate da un uomo ma talvolta anche in piccoli gruppi di due o tre amiche. Sono spesso belle e quasi sempre felici, questo non è un posto dove si viene per consumare un pasto distratto, la strada bisogna saperla, è un posto un po’ speciale, ha un’aria da ultima frontiera . C’è mistero e passione nella spianata di sabbia contornata dai pali incerti, sotto un pergola  che sembra cadere e non cadrà mai. Gli occhi di queste donne sono tutti pieni di stelle, nella luce rossa del tramonto, nel riverbero del fuoco, sotto il bagliore distratto delle stelle lontane

                        Sono belli i capelli che il vento fa giocare, i loro vestiti leggeri, le loro braccia snelle , le loro vite sottili . C’e una speranza nei loro cuori, una promessa nei loro sguardi.

                        C’è  amore dentro ed intorno a loro

                        Ma questa donna è più' che bella. In questa sera che sembra inevitabile lei è passata inosservata, è accompagnata da una bambina silenziosa, non è vestita in modo appariscente . Si è seduta in un angolo e quasi nessuno se n’è accorto

                        Anche lei è sottile, anche il suo vestito è leggero. Le sua braccia sono snelle la sua vita sottile. I suoi capelli neri volano nel vento. C’è una cicatrice sulla sua spalla destra. Quando parla con la bambina, con voce pacata, socchiude gli occhi in un modo particolare.

                        Forse è il tono sommesso della sua voce. Forse i suoi modi gentili. Forse il modo in cui la sua testa sta naturalmente diritta, con il portamento di una regina. Ma i presenti non possono fare a meno di guardarla. Forse i tratti affilati del suo volto zingaro non sono i più' belli delle donne presenti, forse i suoi occhi verdi non sono i più' luminosi. Ma non si può' fare a meno di guardarla , di subire l’attrazione del suo fascino.

                        Ordina in modo educato e gentile, chiede poche cose per se e per la sua bambina.

                        La ragazzina che la serve, sente una strana sensazione di disagio. Il gigante biondo sembra rimpicciolito, afflosciato in se stesso, si limita a cucinare i suoi pesci con aria distratta, le porge i piatti, spesso sbagliando. Non gira più' per i tavoli. Non si gira nemmeno verso la gente

                        Il Cavaliere siede sotto la luna, contemplando il volto sereno dell’unica bimba che si sia mai veduta in quel posto dopo il tramonto. La madre le parla con voce sommessa, lei tace e volge intorno i suoi grandi occhi con uno sguardo adulto. Nei suoi occhi manca la curiosità che hanno sempre i bambini, lei sembra sapere già tutto

                        La giovane donna non sembra avere altro scopo che quello di ristorare se stessa e la sua bambina. Infatti non guarda nessuno e non cerca la compagnia di nessuno . Ma il Cavaliere sa. Il Cavaliere sa che questa sera è arrivato  l’ultimo dei fantasmi.
                       
                                              

           
                                               CAPITOLO XII

                       
                        Nella luce rossa del tramonto, arde un fuoco. E’ sempre vicino alla baracca di legno, sulla spiaggia. Lo steccato che la circonda e che ha formato un terrapieno su cui tronchi d’albero mozzi simulano sedie e tavolini, sembra sul punto di cedere da un momento all’altro. E forse presto lo farà 

                        La baracca primitiva è sempre piu’  sbilenca, la pergola è cadente . C’è odore di pesce alla griglia. Le persone sedute ai tavoli sono silenziose. Su ciascuno di questi vi è una candela . Il vento del mare soffia sempre uguale..

                        Le nuvole rosse si muovono all’orizzonte. Vicino al fuoco, vi è una donna . Ha un ampio vestito che ha visto tempi migliori . Rimesta sulla griglia con un lungo forchettone di ferro. Ha capelli lunghi e fianchi immensi, l’ampio vestito non riesce a nascondere la grandezza del suo corpo non più' giovane anche se     il suo volto arrossato dal fuoco conserva i resti di una  antica bellezza.

                        La ragazzina che prende e riporta i vassoi di pesce arrostito,  la riporta al suo stesso passato, quando anche lei possedeva una vita snella ed un seno acerbo, e serviva i piatti di pesce arrostito per un uomo il cui sguardo guardava sempre lontano, cercava sempre il cielo ed il mare

                        Un uomo forte e gentile, che sembrava angosciato dai fantasmi del suo passato.

                        Lei ricorda ancora la notte nella quale l’ultimo dei suoi fantasmi ha deciso di tormentarlo. Ricorda il modo in cui si è seduto ad uno dei tavoli ancora ingombri appena l’ultimo dei clienti se ne era andato,(e non l’aveva fatto mai)  la volta che una giovane donna con una bimba era apparsa per la cena, in quel posto , e se ne era andata come un fantasma dopo avere stregato tutti i presenti e lei stessa con il suo sguardo quieto.

                        Si era seduto e le aveva fatto cenno di andare, senza finire il suo lavoro.

                        Lo ricordava ancora come l’aveva visto l’ultima volta, seduto immobile , con il viso verso il mare.

                        L’indomani tutto era rimasto uguale e lui era scomparso, ne l’avevano rivisto mai. Lei aveva voluto continuare a perpetuare il rito dei pesci arrostiti in riva al mare, e li era rimasta, ad ingrassare e a invecchiare, continuando a guardare verso la spiaggia, sempre con la speranza di vederlo un giorno giungere , con le sue spalle immense e di suoi capelli ricci

                        Il Cavaliere non dice nulla. Contempla il cielo ed il mare. Sa che le speranze della donna non andranno del tutto deluse. Certo, un giorno lui tornerà. Come per lui erano tornati altri fantasmi, cosi’ lui per lei tornerà

                        Il Cavaliere sa, che i fantasmi del passato tornano  sempre .......


                        Sempre.

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