FANTASMI
Massimo Bulli
CAPITOLO I°
Il
cavaliere, lieve e leggero, vaga e va. Sul suo cavallo bianco, nella sua
candida armatura fatta di niente.
Distante e
quasi distratto, tutto osserva , senza che
niente sembri avere il potere di
fermare il suo sguardo, ne paesaggi ne luoghi.
Non
indugia nel contemplare boschi e foreste, il volo di un’aquila, le forme
leggiadre e sinuose di una fanciulla. Non lo tentano gli odori ed i suoni delle
locande, è immune al trascorrere del tempo.
Percorre
indifferente questa vita, attraversa le città ed i luoghi materiali, le case.
La piazze, i tram colorati.I grandi cartelloni della pubblicità.
Non cerca
luoghi ma situazioni. Ecco, le situazioni.
Lui
vive per le situazioni..............
Nella
luce rossa del tramonto, arde un fuoco. E’ vicino ad una baracca di legno,
sulla spiaggia. Lo steccato che la circonda ha formato un terrapieno su cui
tronchi d’albero mozzi, simulano sedie e tavolini. Quasi tutto il perimetro è
coperto da una pergola approssimativa, sostenuta da tronchi di giovani alberi
neppure scortecciati. Uno di questi tronchi porta, incastrate nelle fessure del
legno, monete di tutti i tipi, di molte nazioni. E’ pieno di monete. Non
sappiamo chi ve le abbia deposte. Forse sono mance di clienti soddisfatti.
Forse ricordi di viaggi in paesi lontani.
La baracca è primitiva e sbilenca. Da un
lato, è priva della parete ed un tavolo funge da bancone. C’è odore di pesce
alla griglia. Le persone sedute sono
silenziose. Su ciascuno dei loro tavoli
approssimativi vi è una candela, dentro una tazza di coccio . Il vento del mare scompiglia le fiamme ed i
capelli delle donne.
Le nuvole rosse si muovono all’orizzonte.
Vicino al fuoco, vi è un uomo. Porta pantaloni corti, al ginocchio, e sandali
ai piedi. La sua maglietta penzola come uno straccio dalla spalla destra su cui
l'ha gettata senza ripiegarla Rimesta sulla griglia con un lungo forchettone di
ferro. Ha capelli riccioluti, come un bambino, e spalle interminabili, come un
gigante. Non è piu' molto giovane, i suoi fianchi pieni fanno indovinare il suo
ventre prominente, fanno indovinare la curva dello stomaco e del ventre che appariranno quando si volgerà agli
astanti, che aspettano la magia dei suoi pesci e dei suoi crostacei arrostiti al fuoco
Bottiglie di vino appannate luccicano sui
tronchi mozzati che fanno da tavoli, le giovani donne si cingono le braccia
nella brezza della sera, mentre gli
uomini accendono ancora una sigaretta.
Un uomo ed una donna sono arrivati da poco.
La donna ha lunghi capelli di seta, che volano nel vento, anche lei porta alle
spalle le mani delicate, il vento del mare è fresco e profumato di salsedine .
Ma il suo uomo non si accontenta di accendere una sigaretta e di attendere che
il tramonto compia la sua magia , che incanti la sua donna e le faccia
desiderare le sue mani forti ed il suo respiro possente . Ha bevuto molto vino
, è nervoso e sgarbato, vuole fare impressione con la sua forza . Crede che i
soldi che gonfiano le sue tasche gli
diano molto potere, e vuole vederlo scaturire in quello scampolo di notte .
Batte la mano sul tavolo e chiede ancora vino, vuole essere servito subito ,
vuole mangiare prima degli altri, vuole bere prima degli altri, vuole essere
più' degli altri.
L’uomo dai capelli ricci e dalle spalle
immense non risponde, non dice nulla. Soltanto, gli porta ancora vino. Lo
guarda con i suoi occhi verdi, senza paura nè rabbia, e torna accanto al fuoco.
Non gli ha detto nulla. Ma gli ha portato il vino. E l’uomo nervoso ghigna
sprezzante .
Poi arrivano i piatti, tra i tavoli. Piatti
di pesce arrostito. Le voci sussurrate si fanno più' allegre, il sole si è
tuffato nel mare e le stelle sono ogni minuto più' forti.
L’uomo nervoso non è stato servito per primo,
ma non se ne è accorto nemmeno, beve il vino e parla forte. Vuole essere il
più' forte, vuole essere il migliore.
La sua donna non ride. Ha freddo e non ha
più' fame. Ma l’uomo dai capelli di bambino si avvicina in silenzio. Le posa
sulle spalle una mantiglia di cotone immacolato, che profuma di legno bruciato
. La donna gli sorride. E lo ringrazia con gli occhi neri che ora brillano di nuovo. Mentre lo guarda coglie un gambero
e lo addenta, i suoi denti sono bianchi come un raggio di luna . Mangia e
sorride, e mentre sorride i suoi occhi gli dicono grazie e percorrono le sue
spalle immense, i muscoli del petto, il ventre incurvato dagli anni, gli guarda
le mani forti e gentili, piene di cicatrici, e già qualcuno lo ha chiamato ,
lui si volta e se ne va, porta , ancora insalate, ancora gamberi, ancora vino.
Poi la notte stenda una coltre nera, le
coppie si avviano lungo le spiagge , sul terrapieno rimangono poche candele
ancora accese, l’uomo nervoso è ubriaco, la testa non vuole stare ritta .La sua
donna cerca di restare gentile , gli chiede di andare.
Già gli altri avventori si sono avviati lungo
la spiaggia, bagnata dalle onde fosforescenti, verso il paese illuminato donde
arriva una musica ritmata ed ansante. Il senso della serata si è spostato
altrove.
Ora l’uomo ubriaco si riscuote al suono della
sua stessa voce, il suo piatto è rimasto pieno, il vino è finito e gli annebbia
il cervello. Si accorge di avere soltanto sognato. Con gli occhi aperti ed
annebbiati, ha soltanto sognato una serata in cui lui brillava come l’unica
stella del firmamento. Ha cominciato male la serata nell’atrio dell’albergo,
esagerando con gli aperitivi per dimostrare che lui è il più' forte, che può'
bere qualunque cosa. Ha poi portato quella bella donna, in quel posto
meraviglioso non per godere insieme del tramonto , dei gamberi e del vino, ma
per godere dello stupore e della ammirazione della donna per lui che conosce
posti meravigliosi, che può' bere qualunque cosa senza ubriacarsi, che è il
più' grande e il migliore.
E qualcosa non è scattato, lui è stato
truffato, imbrogliato, derubato della sua gloria effimera. E’ ubriaco ed
arrabbiato e vuole riscattarsi. Si alza a fatica, scaraventa in terra il piatto
che ha davanti, farfuglia che il cibo non era buono, che il posto fa schifo,
che il vino lo ha avvelenato. Si erge a fatica sulla sua statura e puntando il
dito contro l’uomo dai capelli ricci gli dice che non lo pagherà, che ha amici
potenti, che parlerà con loro, lo farà
rovinare.
L’uomo dalle spalle di gigante non risponde,
lo guarda con occhi fermi. Potrebbe senza sforzo farlo volare in mare.
Potrebbe, con un pugno rovinargli per
sempre i lineamenti del viso. Potrebbe chiamare le guardie e costringerlo a
pagare. Invece guarda la donna dagli occhi neri, e poi si china a raccogliere i
cocci del piatto e gli avanzi del cibo. L’uomo ubriaco ride beffardo, crede di
essere il migliore, il più' forte, afferra la donna per un braccio e la
trascina verso la spiaggia scura, verso il paese illuminato.
La donna lo segue con passi incerti. Quando
si volta, la notte ha già assorbito ogni cosa...................
Il cavaliere osserva e medita. Niente ferma
la sua attenzione, niente sembra
avere il potere di fermare il suo
sguardo, ne paesaggi ne luoghi.
Non ....
boschi e foreste, .....non il volo di un’aquila, le forme leggiadre e sinuose
di una fanciulla. Non gli odori ed i suoni delle locande, è immune al
trascorrere del tempo
Ma,
ecco.......... Le situazioni.............
Forse,
le situazioni.........
due
La
giornata è ventosa e fresca, le onde si infrangono sulla spiaggia. Ci sono,
come sempre, poche persone. La donna dagli occhi neri, ha un vestito ampio a
fiori. Non è scollato come quello della sera precedente, non è così' elegante.
Ha gli occhiali neri e porta i sandali. Le altre persone sulla spiaggia sono
poco più' o poco meno che nude. Per questo la donna vestita sembra fuori posto.
Arriva con un leggero ansito sino alla
baracca con la pergola, con i ceppi spezzati che servono da tavoli e sedie.
Qui vi sono poche persone. Sono ragazzi del
paese. L’uomo con le spalle immense ed i capelli ricci serve loro semplici
bibite in bicchieri scoloriti. Qualche gelato
Un ragazzo troppo giovane per l’aria eroica
che vorrebbe avere, racconta qualche cosa fingendo di avere lo sguardo sperduto
nel mare. Il pacchetto di sigarette gli deforma la maglietta scolorita sulla
spalla sinistra. C’è uno stuolo di ragazzini che lo guarda ammirato, che
contempla il suo ciclomotore ammaccato con gli adesivi sgargianti. Tra loro una
ragazzina, con un seno da donna ed occhi di bambina, che stringe la mano di un fratellino
moccioso, lo guarda con uno sguardo
tenero e amorevole, come una precoce madre pieno di ammirazione per il figliolo
adorato ed allo steso tempo una amante ansiosa. Una bambina innamorata.
La donna si ferma incerta, non è più' così'
determinata. L’uomo che la sera cucina il pesce per i turisti, adesso pulisce i
bicchieri, sembra indaffarato, forse non l’ha vista. Poi lei si decide, si
avvicina al tavolo che funziona da bancone, e gli porge una mantiglia di
cotone, che oggi mostra tutti i suoi anni e le sue cuciture, ma che ieri sera è
stato il manto di una principessa. L’uomo alza verso di lei uno sguardo fermo e
lontano, di occhi verdi che hanno visto troppo, prende cio' che lei gli porge e
la ringrazia gentile. Si volta per riporre la tela, dopo che l’ha ripiegato. La
donna è indecisa. Ma quando l’uomo si volta di nuovo, gli porge una banconota.
E’ una grossa banconota, quanto costa una
cena? Quanto costa la umiliazione che un uomo ubriaco può arrecare ad un uomo
forte e gentile? L’uomo dalle spalle forti e dagli occhi lontani la guarda
ancora. Non c’è stata ancora una parola. Lui non sa il suono della voce della
principessa con il vestito a fiori. Ma prende la banconota ed apre un cassetto. Conta piccole banconote
sconosciute e monete di varie forme e dimensioni. Le porge un pacchetto di
soldi accuratamente contati, la ringrazia con voce sommessa e gentile. La donna
li prende e non sa cosa fare. Vorrebbe forse parlare, dire qualche cosa.
Vorrebbe forse provare ancora su di se la gentilezza di quelle braccia forti
che l’hanno coperta con una mantiglia una notte che faceva freddo. Vorrebbe
forse fare parte di quel gruppo di ragazzini che può stare li’ a non dire
niente, a non fare niente e che pero’ ha
comunque un ruolo ed un motivo di esistere E’ un gruppo di ragazzini uguale a quello del
suo paese, del quale lei da poco o da cent’anni non fa più' parte, non è più'
una bambina con gli occhi di donna, ora è una donna e non le piace.
Ma non può' restare , l’uomo non la invita, i
ragazzini aspettano che se ne vada per riprendere il gioco da grandi non c’è
posto per lei.
Non c’è posto per lei.
Non c’è posto
per lei.
Dovrà voltarsi e percorrere questa spiaggia,
tra le persone nude ed i gabbiani sino a scomparire. Ecco,
scomparire.....................................
Il cavaliere osserva e
medita. Sembra riflettere. Valutare
questa situazione. Cosa poteva accadere? Che la donna accettasse sino in fondo
il suo ruolo, e rimanesse accanto all’ubriacone , sparendo per sempre dalla
spiaggia e dalla vita di un uomo
seminudo e tranquillo, accettando la sua e , di conseguenza la propria
umiliazione . Oppure che tentasse, con la scusa della mantiglia, e senza badare
ai soldi, di sedurlo e di portare con se il ricordo delle sua membra forti e
del suo profumo di legno bruciato, con il quale soffocare il disgusto per il fiato pieno di vino e le braccia molli di un
ricco prepotente . E che altro? Forse l’uomo dai capelli ricci avrebbe potuto
innamorarsi di quella donna che tentava di riscattarsi, che tradiva un ubriaco
che dormiva per portargli il suo conforto e ripagarlo dei suoi danni, di quella
donna che ha avuto pena per lui.
Ma l’uomo forte
rifugge la pena altrui, e diffida delle donne troppo gentili, delle quali porta
le cicatrici nel cuore. Poi c’è qualche cosa di sbagliato in quella donna che
gli porge del denaro. Le donne non devono riparare gli errori dei propri
uomini. Solo le madri possono farlo , per i propri figli. Le altre donne devono
amare sino in fondo, oppure niente. Un uomo può' pagare il conto che il suo
amico ubriaco non ha saldato, per proteggere un uomo ebbro dalle conseguenze
delle proprie azioni . Ma una donna non deve....... Non può'.
Il cavaliere medita. E’ una situazione che merita la sua
riflessione........
................. Si
ferma nelle situazioni. Le immagina, e immagina le soluzioni, le differenti vie
che potrebbe percorrere la vita, le differenti vite.
Vive
nelle situazioni che la vita crea, vive per cambiarle eppure cambiarle non
potrà mai....................................
TRE
C’è un uomo di mezza età seduto alla scrivania lucida.
Con gesti consunti ripone i documenti che ha davanti nella apposita cestina
alla sua destra
Tra poco entrerà un altro cliente. Toglie gli occhiali e
strofina gli occhi. Guarda con una smorfia l’orologio. Quasi ora di pranzo.
Soprappensiero si tocca lievemente lo stomaco: la pausa pranzo è tormento ed
estasi per la sua ulcera. Comunque sempre meglio di..... Di che cosa? Non ci
sono più' sogni per gli uomini di mezza età seduti alla scrivania. Ogni cosa
sembra peggio dell’altra. Nessuna sembra migliore. Ogni piccola cosa che verrà
è miraggio nella realtà di adesso, ma sarà delusione e frustrazione appena
arriverà.
L’uomo sospira, e tocca il pulsante che fa apparire
all’esterno della sua porta la luce verde. Avanti il prossimo..........
Una ragazza sporge il capo nel vano della porta, forse
indecisa forse soltanto troppo educata. E’ giovane e bella. Il cuore del
vecchio impiegato , per un attimo, ritrova i tremori della gioventù'. Non è
sicuro di conoscere quel volto, ma qualcosa sta agitando la nebbia del ricordo
La giovane donna entra e si accomoda, con gesti che
entrano come stilettate nel cuore dell’uomo seduto alla scrivania lucida.
Lui, già prima di leggere il nome di lei nei documenti
che ella gli porge, sapeva già il perché di questo dolore: nei gesti gentili
che gli fanno tanto male, vi è l’insegnamento e l’impronta indelebile della
donna che le è madre.
Questa giovane si muove come la donna che un tempo lui
conosceva, ..... e che da tanto tempo non fa più' parte del suo mondo.
Ma c’è stato un tempo.....................
Nell’ufficio del vecchio impiegato entrano, per un
attimo, i suoi anni verdi. Entra il ricordo di quando non era un vecchio
afflitto ma un uomo vigoroso, che aveva braccia forti ed amici, e sole d’estate
cocente, e mare ed allegria.
Ritorna il ricordo di una estate, questa donna era una
bambina, ed insieme ad altri bambini rideva, e giocava con un uomo vigoroso che
li sollevava, li faceva ruotare per le braccia, li inseguiva. Era un uomo
forte, ed allegro. Ogni tanto il suo sguardo abbandonava i giochi dei bambini
per spiare, furtivo, il volto bellissimo di una delle mamme, per cercare lo
sguardo dei suoi occhi verdi. Poi ritornava ad afferrare tenere braccia, a
sollevare piccoli corpi scalcianti e deliziati. A gettarli verso il cielo e poi
riafferrarli .
Era una estate nella quale era felice, ebbro di uno
sguardo di occhi verdi . Talmente pieno di vita da poter sognare di guardare la
luna. Quando la vedeva, scordava una donna che lo guardava con occhi tristi,
una donna che gli aveva dato dei figli, e che piangeva la notte rinchiusa nel
bagno, per non farsene accorgere. Era stata l’estate dell’abbandono e della
follia . Tutto sembrava possibile. La donna dagli occhi verdi aspettava che
nessuno li stesse osservando per fargli un sorriso speciale, che era una
promessa per sempre.
Perfino quando, un giorno , nella foga del gioco, ha
afferrato un tenero braccio con troppa foga, con troppo entusiasmo, non era il
braccio di un bimbo già robusto, ma quello indifeso di una bambina dagli occhi
grandi. Il braccio sottile si è spezzato. La bimba ha pianto.
La corsa all’ospedale, i medici gentili e rassicuranti,
il suo dolore, la sua vergogna ma la bimba bendata ritorna a sorridere, gli
occhi verdi lo rassicurano, lo consolano, gli sorridono ancora; lo hanno
perdonato e’ sicuramente amore!!
Ma poi, un pomeriggio,
l’estate è finita di colpo come
un temporale gelido di primo autunno, che d’improvviso spazza l’allegria con
una pioggia fredda, grigia e definitiva,
così' gli occhi di lei quando lui cerca di afferrare la luna che sente già sua.
Gli occhi ironici e freddi, che contrastano con la voce
gentile. Lei trascina via con se, per sempre, la sua bambina e gli volge le
spalle indifferenti. Lui non che non capiva. Che non avrebbe capito mai.
La donna era per lui una regina, e per questo, forse, lui
chiamava principessa questa bimba.
Ora la principessa è tornata. Non somiglia a sua madre,
forse è più' bella, i suoi occhi hanno un taglio quasi orientale, porta i
capelli corti. Ma condivide con sua madre i gesti tranquilli e gentili,
l’espressione del volto, ed una serena, crudele indifferenza.
La crudele indifferenza che l’ha portata, tra mille
uffici uguali, proprio qui.
Il vecchio impiegato si riscuote, mentre la giovane donna
lo guarda stupita, indecisa: c’è forse qualche cosa che non va in quelle
carte?. Ha i capelli diversi, gli occhi strani , sembra quasi orientale. Ma le
espressioni sono quelle di sua madre. Quelle che il vecchio uomo ricorda prima
di quella maledetta estate. Quelle che lo avevano fatto innamorare.
No, non c’è niente che non va. Tutto sarà pronto in pochi
giorni. La giovane lo guarda per un attimo pensosa. Lo guarda e si tocca un
braccio. Forse ricorda? No, non può' ricordare. Era troppo piccola e lui è
troppo cambiato. Ed il momento finisce. Lei si congeda, il vecchio uomo resta
seduto. E’ quasi ora di pranzo...................
Il Cavaliere è
pensieroso. Non c’è nulla che si possa dire. Cosa si potrebbe dire? L’amore è la più' strana tra tutte le follie
dell’uomo. Cosa poteva fare la donna dagli occhi verdi? Cosa poteva fare o dire
il vecchio impiegato? Di sicuro è stato saggio a non chiedere niente alla
giovane donna di sua madre, perché niente di quello che avrebbe potuto sapere
avrebbe alleviato il suo dolore, ne tanto meno ha rivelato la sua identità,
perché avrebbe avuto il terrore di saperla disprezzata dalla di lei
indifferenza.
Certo, l’indifferenza
è la peggiore di tutte le crudeltà. Non c’è sadismo peggiore della indifferenza
, in amore. Meglio pensarla morta che indifferente. Meglio morire, piuttosto
che sentire , ancora, il gelo di questa indifferenza . Addio, principessa.
CAPITOLO IV
C’e penombra nella stanza. E’ una piccola stanza da
letto. La cameretta di un bambino. La porta è aperta sul corridoio, e la luce
del corridoio è accesa, cosicché una lama di luce viola l’oscurità della
piccola stanza. Della luce filtra anche dalle persiane accostate Fuori non è
ancora notte, non ancora. C’è uno strano contrasto tra la luce artificiale che
penetra dalla porta e gli ultimi riflessi del crepuscolo attraverso i vetri.
Accanto alla finestra c’è il letto, e su di esso un’ombra
immobile. Un bambino immobile. Coricato su di un fianco, con il piede in una
strana posizione.
Nella camera arriva il rumore di porte sbattute, sbattute
con forza, e di vetri infranti. Ogni volta il bambino sussulta. Ciascuna porta
viene sbattuta molte volte, sino a che il suo vetro non cade infranto. Poi
rumore di passi, di sedie sbattute per terra, di bestemmie. Sino a che un’altra
porta comincia a sbattere. A sbattere con forza, sempre più' forte. Forte!
Forte! Deve rompersi anch’essa.
Non ci sarà scampo per nessuna porta, per nessun vetro.
Ed è colpa sua. Soltanto sua. Le piccole mani si pizzicano l’un altra con
forza. Deve farsi del male. Deve punirsi . Se si punirà abbastanza. Se rimarrà
immobile e si punirà abbastanza, allora tutto questo finirà.
Il piede gli duole. E’ ferito e gli duole, ma questa non
è una punizione sufficiente. Deve tormentarsi le piccole mani, e restare
immobile, scomparire. Fare finta di non esistere più' sino a crederci . Ecco,
scomparire, non essere mai esistito.
Il rumore continua, implacabile. Quando sembra cessare,
d’improvviso uno schianto fortissimo gli ricorda la sua colpa, gli dice che non
finirà così' facilmente
La gamba duole, duole il corpo costretto in una posizione
artificiale. Il naso gli pizzica, ma non lo gratterà. Più' sarà capace di
soffrire, di darsi una punizione, più' sarà capace di restare immobile e di
scomparire, prima il suo aguzzino si scorderà di lui.
Il piede ferito gli ricorda che non ha indossato le
scarpe per scendere in giardino a giocare. La sua colpa ascenderà sino al
cielo. Dio stesso vorrà sapere cosa è accaduto. Nessuna punizione sarà
abbastanza per la sua colpa. Un chiodo arrugginito ha fatto il resto. Un chiodo
arrugginito e la sua stupidità. Perché dirlo a suo padre, cosa si aspettava,
che lo medicasse? Che lo consolasse? Che si prendesse cura di lui? Che
assumesse il ruolo della mamma assente?
Suo padre lo ha guardato con occhi rossi d’odio, gli ha
urlato la sua rabbia e la sua angoscia, lui è scappato, dovrà sparire sino a
che la madre rientrerà e potrà medicarlo. Poi ha cominciato a sfogare la sua
rabbia ed il suo odio.
Prima sulle sedie ed i mobili. Poi ha scoperto le porte,
ed i loro vetri.
Ma se lui riuscirà a restare immobile. A punirsi
abbastanza. A farsi del male e scomparire, allora, forse.............
Il Cavaliere scuote la testa. Non ha parole, non conosce una soluzione.
Forse, non c’è soluzione................
CAPITOLO V
La gente cammina con passo indifferente, frettolosa ed
assente sul largo marciapiede.E’ quasi ora di cena.
Non piove già da ore, ma i fari delle macchine e le
insegne luminose si riflettono sull’asfalto lucido . Non fa freddo, ancora
l’inverno non è arrivato.
La vasta vetrata del locale è la cornice di questo
teatrino . Nel contorno di alluminio, oltre i riflessi delle luci del bar, il
fiume di gente, di volti e di
espressioni.
La gente ha fretta, vuole tornare a casa. Anche
all’interno del bar i capannelli degli aperitivi si stanno sciogliendo, saluti
a gran voce.
Non per tutti. C’è sempre chi resta appoggiato al banco,
quasi facesse parte dell’arredamento. Resta immobile in mezzo all’andirivieni
allegro e festoso. Sebbene sia li’ da tanto tempo, che nessuno dei presenti è
in grado di ricordare il momento nel quale sia entrato, non ha tolto il
pastrano sgualcito.
I pantaloni sono eleganti, ma spiegazzati, e la curva del
ventre ha spinto in giù' la cintura, cosicché i lembi della camicia ne sono
usciti.La maglia, invece, ha risalito la curva dell’addome. Quasi volesse
prendere le distanze dai pantaloni.
Le scarpe scalcagnate, il nodo sfatto della cravatta, gli
occhi rossi nella faccia gonfia ed i capelli arruffati, schiacciati da un lato
completano lo spettacolo.
Ha un bicchiere in mano, naturalmente. Naturalmente non è
il primo, naturalmente non sarà l’ultimo. Il suo sguardo, sotto le palpebre
disuguali va alla folla dai movimenti
sbrigativi. Ogni tanto il bicchiere risale la faccia sino a trovare il posto
giusto dove andare.
Fuori, nella folla ha visto qualche cosa. Forse sarà
quella donna elegante, sottile come un giunco, dall’aria assente e severa. Si è
fermata ad un portone, ignorando all’apparenza la bambina che è con lei e che
sta cercando di ricondurre alla ragione un cagnolino. La bambina si china e
rimprovera l’animale che ora la guarda immobile, con la lingua fuori e gli
occhi adoranti. E’ proprio brutto, la
bambina muove davanti al suo muso il dito indice , come ha visto fare alla
nonna. Il piccolo cane e la bambina sembrano essere in una bolla di vetro ,
come se il mondo attorno a loro non contasse. Solo loro due. La mamma elegante
, severa ed estranea, senza fretta e senza chinare il capo ha pescato dentro
alla borsetta delle chiavi, ha aperto il portone ed è entrata senza voltarsi .
La bimba la segue cercando di districarsi nel guinzaglio troppo lungo, mentre
il brutto cane fa un breve balzo festoso.
Il portone si chiude, la luce si spegne. Sipario. La mano
posa il bicchiere, poi depone sul banco una banconota. Il pastrano sgualcito si
perderà ora nella pioggia.
Forse non era la donna elegante, forse è solo il ricordo
che ha destato . Forse invece è la bambina che ha richiamato l’immagine di
altri bimbi che aspettano la cena, in un’altra casa. Forse è solamente tardi.
O forse è troppo tardi.
Il Cavaliere scuote
il capo, sembra stanco. Stanco del suo
percorso senza tempo, stanco delle situazioni.
Ma il suo cammino è
ancora lungo, ancora molte sono le cose da fare.
Forse è solamente
stanco delle delusioni. Forse solamente della ridondanza di queste situazioni
In fin dei conti , le
persone molto spesso vivono nella stessa città per tutta la vita. Ed ecco che
allora le stesse strade e le stesse piazze sono di volta in volta teatro di
diverse situazioni, nella vita di un stessa persona. Come un teatro, nella
quale gli stessi attori, con diversi abiti e diverse parrucche, recitano
commedie diverse. E lo stesso teatro non muta, cambiano solamente le
scenografie. Stesso teatro, stessi attori. Per recite sempre diverse. Ma in
fondo , in qualche modo , tutte uguali
Questa stessa cornice
d’alluminio ha inquadrato l’uomo dal pastrano spiegazzato quando era un ragazzo
e non conosceva ancora il male di vivere. Ha inquadrato la donna sottile come
un giunco quando era ancora una ragazzina , e sapeva ancora sorridere alla
vita.
Ha inquadrato la gioia
e l’amore. In un passato lontano.
Inquadra i bambini e
li vede crescere, diventare adulti, vivere, invecchiare. E qualche volta il
vede sfiorire, avvizzire, mancare la vita e rimanere a metà strada.
Questa è l’eterna
recita della vita. Il Cavaliere si riscuote.
Volta le spalle ad un
pastrano nella pioggia. E sprona il suo destriero inesistente, con il suo
braccio.....
....Fatto di niente.
CAPITOLO
VI
La discoteca è uno stanzone basso e buio. C’è odore di
sudore come in una palestra, di talco e di phard, di sigarette e dei profumi
troppo forti che adoperano le adolescenti.
E’ una discoteca di paese, la domenica pomeriggio.
C’è un ragazzino appena entrato. Sta cercando di abituare
gli occhi al buio. E’ di spalle larghe, ha i capelli lunghi, biondi e ricci.
Porta i jeans ed una camicia a quadri. Nel taschino della camicia c’è un
pacchetto di sigarette nuovo.una sigaretta appena accesa gli brucia nella mano.
Potrebbe avere tredici anni.
Si avvicina esitando al bancone del bar, ordina un
whisky, storpiando il nome che ancora non conosce bene. Lo trangugia reprimendo
la nausea, gli occhi che lacrimano. Cerca di darsi una importanza., vuole
sembrare grande
Si muove verso la pista da ballo, con il bicchiere in una
mano, la sigaretta tra le labbra gli fa lacrimare l’occhio.
Ci sono ragazzine che ballano, pochi i ragazzi, che
invece preferiscono guardare. Fanno come un cerchio intorno alla pista da
ballo, molti non hanno tolto i giubbotti, fumano e bevono liquori troppo forti.
Poche coppiette si appartano tra i bassi divani nel buio in fondo alla sala,
sono i pochi fortunati. Per gli altri c’è solo il fumo delle sigarette, il
liquore e la musica troppo forte. Si aspetta il momento della musica lenta,
quando si potrà cercare il coraggio di invitare qualcuna di questa bambine che
giocano alle donne, cercare il pretesto per stringerle e aspirarne il profumo
troppo forte, sentire il contatto del loro corpo acerbo, ondeggiare al suono
della musica senza pestare i piedi.
Il ragazzino dalla camicia a quadri ha già acceso
un’altra sigaretta, non vuole farsi cogliere senza, nel caso che qualcuna delle
ragazzine lo stia guardando proprio in quel momento . Non deve perdere neanche per un attimo la
sua aria da duro macho, non si può' mai sapere.
Vorrebbe avere
sempre un whisky in mano, una sigaretta in bocca, lo sguardo duro e deciso, il
cuore coraggioso, la parola pronta E invece ha paura. Si aggrappa ai suoi
simboli , i jeans attillati e la camicia a quadri, gli stivaletti a punta le
sigarette e i liquori. Ma ha paura. Neanche oggi strapperà un ballo. E dovrà
dire che è stato perché non voleva, perché nessuna delle ragazzine era degna
della sua attenzione.
E’ dura la vita per un macho di tredici anni.
Nessuno gli ha insegnato ad essere uomo. Sta tentando di
imparare da se.
Il Cavaliere vorrebbe
sorridere alla ingenuità del ragazzino dalle spalle larghe. Ma tredici anni
sono davvero pochi per avvelenarsi il
corpo e l’anima, con le sigarette i liquori e le disillusioni. Ci sono
ragazzini che alla sua età ancora giocano agli indiani. Lui vorrebbe essere
uomo e non può'. Strana la vita.
Capitolo
VII
La spiaggia è vuota, a quest’ora . Vuota e ventosa.
L’uomo dai capelli ricci si pulisce le mani in uno straccio.Porta una camicia
azzurra, infilata nei pantaloncini corti. Ha raccolto i capelli con un
elastico, perché non ricadano sugli occhi mentre ripara le sue cose, i tavoli e
le sedie di tronco d’albero, il pergolato approssimativo.
C’è ancora un po’ di tempo, prima di accendere il fuoco.
Siede su uno dei tronchi, fruga nelle tasche per trovare un coltellino a
serramanico. Pesca, dietro di se, una bottiglia di birra. Ne toglie la capsula
con un movimento rapido della mano che tiene il coltellino, e la getta nella
sabbia, ripone il coltello con la sinistra, mentre con la destra porta la
bottiglia alla bocca. Beve a lunghi sorsi, alzando la testa al cielo.
Poi sputa nella sabbia ,
solleva la gamba destra sino a trovare appoggio per il piede in una
scanalatura del tronco e vi appoggia il braccio che tiene la bottiglia. Manca
poco al tramonto, la spiaggia si è svuotata dalle persone e dalle loro cose. Ha
un aspetto solitario e selvaggio.
C’è stato un tempo nel quale anche lui andava alla
spiaggia. Un tempo nel quale alcune
giornate trascorrevano tra asciugamani e creme per le scottature, giochi di
bambini. E’ stato un tempo in cui portava i capelli ordinati, e fuori dalla
spiaggia metteva la giacca.
C’è stato un tempo in cui le cose erano molto diverse.
Due gabbiani si stanno disputando i resti della merenda
di qualche bambino. Stridono e sbattono le ali, ciascuno a turno afferra
il pane e cerca si spiccare il volo, ma
nell’attimo in cui si solleva, il rivale gli fa cadere il bottino a terra, e la
lotta ricomincia.
La marea che monta lancia le sue onde sempre più' lunghe
sulla sabbia. Qualche granchiolino le segue esitando
C’è stato un tempo
nel quale sulla spiaggia non sapeva vedere queste cose, non aveva occhi, nè
tempo per questo. C’era una volta un
uomo che non sapeva niente del mondo che lo circondava. Quest’uomo, ad un certo
punto della sua vita, viveva solo per una donna dagli occhi verdi, la donna di
un altro uomo.....................
Il Cavaliere resta
seduto su un mucchio di sabbia. Il sole sta per toccare il mare. Guarda l’uomo
dalle grandi spalle riscuotersi, riporre la bottiglia di birra ormai vuota in
un cesto, lo guarda alzarsi ed avviarsi verso il fuoco da preparare , verso le
lampade da accendere e poi appendere. Un’altra
sera sta per incominciare. Uguale a tante altre. Tra poco cominceranno ad
arrivare delle persone, saranno come sempre giovani donne portate in quel posto
segreto dai loro cavalieri, da giovani innamorati o anziani amanti ma sempre da
uomini che cercano, in quel posto, la magia per incantare, la magia per
sognare. La magia per l’amore.
Forse è questo che ha
portato e tiene qui l’anima vagabonda di un uomo forte e gentile. In qualche
modo egli crea le situazioni per l’amore. Può' respirare quell’amore che più'
non gli appartiene ...................
CAPITOLO VIII
Nella luce accecante del pomeriggio, la penombra del
pergolato è l’unica oasi di fresco sulla spiaggia. Le persone che a gruppi
molto lontani l’uno dall’altro prendono il sole non si avvicinano quasi mai, se
non per comprare una bibita o un gelato. Durante il giorno sotto la penombra
siedono le persone del paese. Secondo i giorni e gli orari, i vecchi dall’aria
antica con le loro pipe consunte, talora assorti su di una scacchiera, oppure i
ragazzi del paese.
I ragazzi del paese non hanno soldi da spendere, e non
sta bene andare al bar. Ma loro vengono lo stesso. Per loro è un terreno di
conquista . La conquista di diventare
grandi. Parlano tra loro e fumano le loro prime sigarette. Qualche volta
mettono insieme i soldi per comperare una bibita , ed allora si sentono veramente
adulti. L’uomo dai capelli ricci li lascia fare. Non li rimprovera mai e loro
si fidano di lui . Cercano di cogliere nella sua espressione il cenno che vuole
dire adesso è ora di andare oppure fate meno rumore. Ma non abbassano la voce
per non farsi sentire da lui: è come se
lui fosse uno di loro.
Lui parla poco. Gli hanno chiesto se ha figli e lui non
ha mai risposto.
Ma sa farsi benvolere dai bambini . Sa prenderli in
braccio, e consolare un bambino piccolo che si è fatto male..
Sembra avere molta pena quando un bambino
piange..........
Il Cavaliere,
questo, lo capisce bene. Lo sa.
Oggi un bambino è arrivato, e si è messo nell’angolo dove
non c’è nessuno. Sebbene sia scalzo , nessuno lo conosce per un bambino del
paese. Sembra aspettare qualcuno
Il gigante biondo lo guarda come se lo conoscesse, ma non
si avvicina e non gli parla.
Il bambino zoppicava, forse ha un piede ferito. Ma non si
lamenta. Guarda il mare. Resta a lungo a guardare il mare. Alla fine, si gira,
ed allora l’uomo gli si avvicina. Il bambino lo guarda negli occhi. Alza la
mano e gli tocca lievemente il braccio, come un saluto. Come un addio. Poi si
alza e si allontana. Zoppicando si allontana senza voltarsi
L’uomo non fa niente per trattenerlo. Lo segue con lo
sguardo sino a quando scompare.
CAPITOLO IX
C’è una luce strana nel pomeriggio. Il vociare dei
ragazzi che giocano a fare gli adulti sotto la pergola cadente oggi è troppo
acuto, tutto stride
L'uomo robusto dai capelli riccioluti lucida inutilmente
un bicchiere scheggiato, i suoi occhi percorrono la spiaggia senza scopo. Non
ha la sua solita tranquillità.
Ad un tratto avverte una presenza in più' . Un ragazzino
che cerca di essere adulto è comparso ad un tavolino al limitare del pergolato.
Porta una camicia a quadri troppo pesante per questa stagione. I suoi stivali
sono a punta, in uno stile che da anni non si usa più' e che forse, da queste
parti, non si è visto mai.
Il ragazzino fuma delle sigarette americane. Davanti a se
ha un bicchiere di liquore, che il gigante biondo non ricorda di avere versato.
Non è un ragazzino del paese, eppure gli altri non
sembrano farci caso. E’ in disparte e guarda lontano con uno sguardo da uomo.
L’uomo dai capelli ricci lo guarda fisso, senza avvicinarsi,
sino a che il ragazzino non alza il bicchiere per vuotarlo, poi accende
un’altra sigaretta e si alza. Senza guardare nessuno si avvia verso la
spiaggia, la percorre tutta e svanisce.
Non ha detto una parola. Quando l’uomo che la sera cucina
il pesce per i turisti si riscuote, nessuna traccia rimane più' di lui. Persino
il bicchiere è sparito
Ma l’uomo sa di non avere sognato. Non chiederà a nessuno
conforto a nessuno per dare corpo ad un altro dei fantasmi del suo passato.
Soltanto, sa quale sarà il prossimo. E quello dopo ancora.
Non ci si può'
liberare dei fantasmi del passato. Il Cavaliere guarda fisso un punto lontano
mentre pensa a questo. Non c’è scampo dal proprio passato..............
Capitolo
IX
C’è un’aria strana, questa sera. Il vento sembra teso e
triste. Le lampade ondeggiano . Il gigante biondo accarezza pensieroso la testa
del suo brutto cane. L’animale è disteso ansante sulla sabbia ed alza la testa
adorante verso la mano piena di cicatrici. Tra poco sarà relegato dietro alla
palizzata, non deve disturbare le persone che vengono a mangiare ed amoreggiare
sotto la pergola pencolante, tra i bagliori del fuoco ed il profumo dei pesci
arrostiti che si mescola all’odore del mare Una sagoma flessuosa si muove leggera
disponendo le ultime cose .
E’ la prima sera che questa ragazzina ha il permesso di guadagnarsi
qualche moneta aiutando a servire i piatti di pesce. L’uomo dai capelli ricci è
abituato a lavorare da solo, ma forse comincia ad essere stanco, o forse si è
lasciato convincere dalla preghiera disperata che ha letto negli occhi della
bambina , venuta con la madre grassa e saggia dagli occhi diffidenti a chiedere
il suo primo lavoro.
Oppure, forse, questa sera ha un presentimento.
Tutto è pronto, come sempre, quando le prime coppie
giungono tra mormorii sommessi e risate
argentine.
In breve i tavolini sono pieni, è sabato, la griglia
sfrigola allegramente, il vento non sembra piu’ cosi’ triste, la luna si
specchia immensa nel mare tranquillo
La ragazzina è brava, si muove svelta e silenziosa, ma
ugualmente lui gira tra i tavoli, porta i piatti principali direttamente dalla
griglia. Vuole vedere i suoi ospiti.
Qualche tavolo si libera presto, stasera. Forse c’è festa
in paese. Mentre qualche coppia già se n’è andata , qualche ritardatario
arriva.
Quando lui si gira verso i tavoli per un’altra occhiata,
l’uomo solo è già seduto. E’ arrivato come un gatto, nel buio precoce di questa
notte. Si rivolge alla ragazzina con voce sommessa. Sembra gentile e stanco. La
ragazzina svelta ritorna con una bottiglia di vino. Mentre l’appoggia sul
tavolino volge il suo sguardo indeciso sull’uomo dai capelli ricci: l’uomo
stanco e gentile non ha ordinato del cibo , ed è strano, in quel posto non si
viene per bere.
Quest’uomo sembra precocemente invecchiato. Ha gli occhi
acquosi e iniettati di rosso, sembra un vecchio impiegato in pensione. Ma è
gentile e composto, si versa con cura il vino, lo sorseggia come un signore,
anche se i suoi abiti sono modesti
La ragazzina si stupisce che il suo padrone non abbia
nessun tipo di reazione verso quello strano ospite. Anzi, non lo avvicina e
lascia che sia lei ad occuparsene.
Ad un tratto, pero’,
si accorge che non c’è più'. Il tavolo è vuoto e nulla rimane della sua presenza,
nemmeno la bottiglia di vino ed il bicchiere vuoti . Immagina che il suo
padrone abbia incassato il conto ed abbia sparecchiato e non fa domande. Ne il
suo titolare le ha mai più' chiesto nulla di quel cliente
Capitolo X
C’è un’aria diversa, questa sera. Il vento sembra teso e
triste. Le lampade ondeggiano Il gigante biondo guarda il suo brutto cane, ma scuote la testa pensieroso e non lo
avvicina L’animale è disteso ansante sulla sabbia. Tra poco andrà al suo posto,
dietro alla palizzata.
La ragazzina si
muove e veloce tra i tavoli, dopo un anno che vi lavora ormai è pratica. Tutto è pronto, come sempre, quando le prime
coppie giungono tra mormorii sommessi e risate
argentine.
In breve i tavolini sono pieni, è di nuovo sabato, la griglia sfrigola allegramente, il
vento è calato c’è una bella luna ed
il mare è tranquillo
La ragazzina, si muove svelta e silenziosa, vuole fare
bella figura . I tavoli sono tutti pieni
questa sera , non ci sarà posto per i ritardatari
Quando pero’ lei ha il tempo di alzare la testa e dare
uno sguardo in giro, uno dei tavolini è occupato da una persona sola , e lei è
sicura che prima ci fossero altre persone, anche se non ricorda quali.
Si avvicina e l’uomo le chiede da bere con voce roca. E
un uomo grasso ed in disordine, con gli occhi vacui e le voce spessa degli
ubriaconi. lui si gira verso i tavoli per un’altra occhiata, l’uomo solo è già
seduto. Non succede di frequente che arrivino persone di questo tipo, e lei sa
che non è lei che deve occuparsene. Ma stranamente il suo padrone, senza
guardare lo sconosciuto, le dice con voce sommessa di dargli quello che
chiede.. La ragazzina perciò' gli porterà una bottiglia di vino. Lo strano
individuo allarga con le dita incerte una banconota sul tavolino. La ragazzina
non conosce quella strana moneta e la porta al padrone. Che la intasca senza
reazione, e senza dire niente.
Sembra strano stasera. Strano ed assente
CapitoloXI
E poi una sera, che sembra inevitabile,
arriva una donna. Certamente di donne ne passano sempre tante, quasi tutte
accompagnate da un uomo ma talvolta anche in piccoli gruppi di due o tre
amiche. Sono spesso belle e quasi sempre felici, questo non è un posto dove si
viene per consumare un pasto distratto, la strada bisogna saperla, è un posto
un po’ speciale, ha un’aria da ultima frontiera . C’è mistero e passione nella
spianata di sabbia contornata dai pali incerti, sotto un pergola che sembra cadere e non cadrà mai. Gli occhi
di queste donne sono tutti pieni di stelle, nella luce rossa del tramonto, nel
riverbero del fuoco, sotto il bagliore distratto delle stelle lontane
Sono belli i capelli che il vento fa giocare,
i loro vestiti leggeri, le loro braccia snelle , le loro vite sottili . C’e una
speranza nei loro cuori, una promessa nei loro sguardi.
C’è
amore dentro ed intorno a loro
Ma questa donna è più' che bella. In questa
sera che sembra inevitabile lei è passata inosservata, è accompagnata da una
bambina silenziosa, non è vestita in modo appariscente . Si è seduta in un
angolo e quasi nessuno se n’è accorto
Anche lei è sottile, anche il suo vestito è
leggero. Le sua braccia sono snelle la sua vita sottile. I suoi capelli neri
volano nel vento. C’è una cicatrice sulla sua spalla destra. Quando parla con
la bambina, con voce pacata, socchiude gli occhi in un modo particolare.
Forse è il tono sommesso della sua voce.
Forse i suoi modi gentili. Forse il modo in cui la sua testa sta naturalmente
diritta, con il portamento di una regina. Ma i presenti non possono fare a meno
di guardarla. Forse i tratti affilati del suo volto zingaro non sono i più'
belli delle donne presenti, forse i suoi occhi verdi non sono i più' luminosi.
Ma non si può' fare a meno di guardarla , di subire l’attrazione del suo
fascino.
Ordina in modo educato e gentile, chiede
poche cose per se e per la sua bambina.
La ragazzina che la serve, sente una strana
sensazione di disagio. Il gigante biondo sembra rimpicciolito, afflosciato in
se stesso, si limita a cucinare i suoi pesci con aria distratta, le porge i
piatti, spesso sbagliando. Non gira più' per i tavoli. Non si gira nemmeno
verso la gente
Il
Cavaliere siede sotto la luna, contemplando il volto sereno dell’unica bimba
che si sia mai veduta in quel posto dopo il tramonto. La madre le parla con
voce sommessa, lei tace e volge intorno i suoi grandi occhi con uno sguardo
adulto. Nei suoi occhi manca la curiosità che hanno sempre i bambini, lei
sembra sapere già tutto
La giovane
donna non sembra avere altro scopo che quello di ristorare se stessa e la sua
bambina. Infatti non guarda nessuno e non cerca la compagnia di nessuno . Ma il
Cavaliere sa. Il Cavaliere sa che questa sera è arrivato l’ultimo dei fantasmi.
CAPITOLO XII
Nella
luce rossa del tramonto, arde un fuoco. E’ sempre vicino alla baracca di legno,
sulla spiaggia. Lo steccato che la circonda e che ha formato un terrapieno su
cui tronchi d’albero mozzi simulano sedie e tavolini, sembra sul punto di
cedere da un momento all’altro. E forse presto lo farà
La baracca primitiva è sempre piu’ sbilenca, la pergola è cadente . C’è odore di
pesce alla griglia. Le persone sedute ai tavoli sono silenziose. Su ciascuno di
questi vi è una candela . Il vento del mare soffia sempre uguale..
Le nuvole rosse si muovono all’orizzonte.
Vicino al fuoco, vi è una donna . Ha un ampio vestito che ha visto tempi
migliori . Rimesta sulla griglia con un lungo forchettone di ferro. Ha capelli
lunghi e fianchi immensi, l’ampio vestito non riesce a nascondere la grandezza
del suo corpo non più' giovane anche se il
suo volto arrossato dal fuoco conserva i resti di una antica bellezza.
La ragazzina che prende e riporta i vassoi di
pesce arrostito, la riporta al suo
stesso passato, quando anche lei possedeva una vita snella ed un seno acerbo, e
serviva i piatti di pesce arrostito per un uomo il cui sguardo guardava sempre
lontano, cercava sempre il cielo ed il mare
Un uomo forte e gentile, che sembrava
angosciato dai fantasmi del suo passato.
Lei ricorda ancora la notte nella quale
l’ultimo dei suoi fantasmi ha deciso di tormentarlo. Ricorda il modo in cui si
è seduto ad uno dei tavoli ancora ingombri appena l’ultimo dei clienti se ne
era andato,(e non l’aveva fatto mai) la
volta che una giovane donna con una bimba era apparsa per la cena, in quel
posto , e se ne era andata come un fantasma dopo avere stregato tutti i
presenti e lei stessa con il suo sguardo quieto.
Si era seduto e le aveva fatto cenno di
andare, senza finire il suo lavoro.
Lo ricordava ancora come l’aveva visto
l’ultima volta, seduto immobile , con il viso verso il mare.
L’indomani tutto era rimasto uguale e lui era
scomparso, ne l’avevano rivisto mai. Lei aveva voluto continuare a perpetuare
il rito dei pesci arrostiti in riva al mare, e li era rimasta, ad ingrassare e
a invecchiare, continuando a guardare verso la spiaggia, sempre con la speranza
di vederlo un giorno giungere , con le sue spalle immense e di suoi capelli
ricci
Il
Cavaliere non dice nulla. Contempla il cielo ed il mare. Sa che le speranze
della donna non andranno del tutto deluse. Certo, un giorno lui tornerà. Come
per lui erano tornati altri fantasmi, cosi’ lui per lei tornerà
Il
Cavaliere sa, che i fantasmi del passato tornano sempre .......
Sempre.
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